Uomini d’affari e attori: il mondo del lavoro raccontato da Lars Von Trier
Friday 6 July 2007 @ 10:11 am
Il “regista cattivo”(come qualcuno ama definirlo, riprendendo un appellativo usato per Strindberg), divenuto famoso per opere quali Dogma95 e Dogville, per Europa e Manderlay, ci stupisce con un’altra delle sue stranezze cinematografiche: stiamo parlando di Lars Von Trier e della sua ultima opera, “Il grande capo”.

Questa volta, un unico film ci permette di analizzare due figure professionali, colte in un frangente in cui riescono quasi a mescolarsi, a intrecciare i propri modi di agire e quindi a farci riflettere: l’uomo d’affari e l’attore.
Veniamo alla trama del film, sebbene applicare una classica nomenclatura cinematografica ad una qualunque delle opere di Von Trier sia a dir poco imbarazzante.
Una società di informatica danese sta per essere venduta ad acquirenti islandesi. All’origine del film emerge smaccatamente l’incapacità di Ravn di prendersi le responsabilità di “grande capo” dell’azienda, a tal punto da occultare la sua reale identità- e mansione!-ai suoi stessi dipendenti.
In concomitanza con la cessione, però, diventa necessario che il capo supremo si materializzi e Ravn aggira il problema assoldando un discutibile attore di teatro, che diventa il responsabile delle decisioni circa il futuro non solo della società stessa, ma anche dei singoli dipendenti.
Di qui, un’ irrefrenabile- e a tratti esilarante, per chi ama lo humour nordeuropeo- serie di effetti concatenati tra di loro: il finto grande capo entra in confidenza con i “suoi” collaboratori, si crea una personalizzazione del rapporto tra dipendenti e “piani alti”, peccato che il rapporto sia del tutto basato su un equivoco.
Il vero capo ha finto da sempre di non esserlo, ma per definire la situazione attuale ed uscirne in modo impeccabile, necessita della finzione di chi fa della finzione il proprio mestiere.
Le due professioni sono interrelate, dunque?
Lo sono nel bene o nel male?
Quanto deve saper fingere un buon capo, a volte anche semplicemente per poter mediare tra le esigenze dell’azienda e quelle di chi collabora con lui? In buona sostanza, quale di questi due personaggi è il vero attore?
Consigliandovi la visione di questo film, magari in una giornata in cui un po’ di crudeltà non guasta e un po’ di cinismo non vi disturba affatto, attendiamo il vostro parere….Quanta arte drammatica deve possedere un grande capo?
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