Trampolini e paludi: come valutare le opportunità di cambiamento
Wednesday 11 July 2007 @ 2:55 pm
Quando vi viene offerta una nuova posizione in azienda, come capire se ne vale la
pena? Il primo consiglio è di uscire dal mito della “promozione”, concetto legato
alle vecchie strutture organizzative strettamente gerarchiche, più che a quelle
moderne ed a volte usato per risolvere problemi aziendali un po’ furbescamente.
Quante occasioni si chiamano Promozione di nome e Morte Civile di cognome! Non
bisogna guardare la nuova posizione alla luce del passato, ma del futuro: un
cambiamento utile è infatti quello verso una posizione che vi può dare più sbocchi
nel futuro di quella attuale, in termini di competenze e relazioni. Nella nuova
posizione resterete da due a cinque anni (ma in molte aziende della new economy,
anche non più di sei mesi), ed il problema è poter crescere “anche dopo”.
Chiedetevi dunque: cosa imparerò di nuovo in questa posizione?
Sono competenze e abilità che serviranno sempre di più, o sempre di meno?
Chi sarà il mio capo, un/una forte manager in ascesa, o un/una posapiano che aspetta
solo la pensione?
Che contatti extra-aziendali mi consentirà questa posizione, rispetto alle alternative?
I miei collaboratori sembrano all’altezza?
Che chances di successo penso di avere nel coprire quel ruolo?
Rispetto a questa domanda, non preoccupatevi se in apparenza le competenze richieste
sono molto diverse dalle vostre: anzi meglio così, perché sarete “costretti” a
mettervi in gioco completamente e amplierete oltre tutto il vostro potere verso il
mercato esterno.
Valutate anche la quantità ed il tipo di stress che la nuova posizione comporterebbe
e la compatibilità con i vostri ritmi personali e familiari. Con “tipo di stress”,
intendo distinguere tra stress “da costruzione”, che mette a dura prova le vostre
energie fisiche, mentali e nervose, ma in vista di obiettivi positivi e di iniziative
da realizzare, rispetto ad uno stress “da distruzione”, cioè legato a problemi di
clima interno, a ostacoli indipendenti da voi, ad obiettivi difensivi: è chiaro che
una persona sana può reggere meglio grandi dosi del primo che del secondo.
Sempre più, in definitiva, le posizioni si comparano in termini di “total reward” o
ancora più correttamente, di “total satisfaction” (occorre parlare americano perché,
ci piaccia o no, sono loro sempre i primi a comprendere e sistematizzare le nuove
tendenze); secondo, cioè, una lista personalizzata in cui bisogna confrontare livello
oggettivo e importanza relativa per noi di tutte le voci rilevanti.
Tratto da: www.sportellostage.it
Wednesday 11 July 2007 @ 2:55 pm | Permalink |

Tutto giusto ! Mancano solo delle domande non strettamente legate alla professione ma alla propria vita personale
July 12th, 2007 at 12:10 pm — Scrivi la tua opinione ↓