Organizzarsi e auto-organizzarsi.

Thursday 9 March 2006 @ 12:06 pm

L’Università, a differenza della scuola superiore, è già di per sé una buona occasione di allenamento per lo sviluppo di capacità di auto-organizzazione. Lo studio in un contesto universitario richiede infatti delle buone capacità di gestione autonoma delle attività ad esso collegate pur essendo però un ambiente sufficientemente protetto da limitare le conseguenze di un eventuale venir meno ai propri propositi.

Per capacità di auto-organizzazione qui si intende la capacità di organizzare il proprio lavoro e di auto-osservarsi durante il suo svolgimento così da poter intraprendere delle azioni correttive laddove ci si rende conto che si sta andando fuori rotta.
Organizzare il proprio lavoro significa, in funzione del proprio livello di autonomia, definire o partecipare alla definizione dei propri obiettivi, individuare un ordine di priorità tra le diverse attività, sapersi motivare e gestire durante il loro svolgimento, valutare quanto il modo in cui le si svolge consente di ottenere dei buoni risultati e all’occorrenza saper individuare “azioni di aggiustamento” rispetto a una rotta che magari non viene del tutto rispettata e seguita.

“E il tutor che ci sta a fare?” potrebbe essere una domanda che a questo punto sorge spontanea al lettore. E’ vero: il tutor ha la responsabilità di guidare e indirizzare lo stagiaire tuttavia la capacità di capire cosa è meglio fare in un certo momento e come è meglio farlo, non potendo il tutor essere sempre presente e attento, è molto utile anche perché pone le basi per un proficuo inserimento in azienda non più nel ruolo di stagiaire bensì di professionista.

L’Azienda è un’occasione di sviluppo e messa a punto della capacità di organizzarsi in relazione al raggiungimento di obiettivi propri e dell’organizzazione, essendo caratterizzata da livelli di complessità superiore e verosimilmente da maggiori livelli di responsabilità e margini di discrezionalità, anche per uno stagiaire.
La complessità è data, per esempio, dall’interdipendenza tra diverse attività e contributi, dai limiti di tempo in genere molto stringenti, dalla propensione ad operare in quello che viene definito “regime di risorse scarse” ovvero con un numero di persone spesso leggermente inferiore alle reali necessità date dal carico di lavoro che deve essere svolto. L’incremento di responsabilità è dato dal fatto che mentre all’università e alla scuola superiore si risponde solo ed esclusivamente di se stessi e della propria preparazione, in Azienda, sebbene il ruolo dello stagiare da questo punto di vista non sia caratterizzato da livelli di responsabilizzazione sul risultato elevatissimi, si è responsabili di sé ma anche degli altri che sono direttamente e indirettamente coinvolti nelle attività e sul risultato da raggiungere. Senza nulla togliere alle attività svolte in un contesto di studio, in azienda si risponde di risultati che vanno oltre l’acquisizione di conoscenze relative a un certo tipo di problematiche, e che toccano l’aspetto della realizzazione pratica di attività che hanno un impatto su una molteplicità di altri risultati e “attori” aziendali.

In Azienda si devono produrre determinati risultati entro determinati limiti di tempo e possibilmente senza sprechi di risorse, sia umane (ore lavoro delle persone, competenze, ecc.) sia materiali. La presenza di vincoli oltre che di opportunità, in relazione al raggiungimento di un obiettivo, pone alle persone il problema e la necessità di gestire se stesse, le proprie relazioni e l’uso che esse fanno delle risorse, in modo ottimale, limitando gli sprechi. In altre parole, pone loro la necessità di organizzare le proprie attività in modo intelligente e di organizzarsi così da riuscire a svolgerle.

L’inizio dell’esperienza di studio in Università è in genere il primo momento in cui ci si rende conto dell’importanza della risorsa tempo, e la prima vera occasione in cui si può cominciare a sviluppare la capacità di gestirlo in modo autonomo. La mancanza o comunque la minore incidenza di eventi/attori esterni che decidono l’uso che deve essere fatto del tempo, porta lo studente universitario a dover fare le opportune valutazioni e a decidere come utilizzarlo. Vi sono ricerche che mostrano come una delle determinanti dei risultati ottenuti in ambito accademico sia appunto il modo in cui si decide di utilizzare il tempo. Lo stesso si può ragionevolmente affermare in ambito di lavoro.

Il tempo che si ha a disposizione non è infinito e, soprattutto, la decisione di impiegarlo in un certo modo, esclude di per sé la possibilità di impiegarlo in modi alternativi.
La decisione di come usare il tempo determina i risultati che si riescono a conseguire.
Abbiamo tutti a disposizione più o meno la stessa quantità di tempo. Le giornate sono di 24 ore e i mesi hanno un numero variabile di giorni compreso però tra 28 e 31. Abbiamo tutti la necessità di dedicare un certo numero di ore (chi più chi meno) ad “attività di ordinaria amministrazione. Il modo in cui si decide di usare il tempo che resta fa sì che si conseguano determinati risultati anziché altri, mantenendo un livello più o meno buono di equilibrio psico-fisico.

Darsi degli obiettivi, capire che cosa è necessario fare per realizzarli, diventare consapevoli di che cosa è prioritario rispetto a che cos’altro, (obiettivi più importanti di altri e, conseguentemente, attività più critiche di altre) e, last but not least, sviluppare la capacità di pianificare e programmare e soprattutto di rispettare i programmi, sono elementi-chiave per il proprio successo. Successo professionale e personale, si badi bene! Gestire bene il proprio tempo non significa diventare schiavi dell’agenda che tutto regola e che è inflessibile di fronte agli imprevisti, alle occasioni estemporanee, a quel minimo di improvvisazione e alla spontaneità che rende la vita divertente e stimolante. Gestire bene il proprio tempo non significa avere più tempo a disposizione da dedicare ad attività di lavoro ed escludere sistematicamente tutto il resto.
Organizzarsi in modo ottimale dedicando un tempo giusto alle cose giuste e nel momento giusto fa sì che si diventi più produttivi sul lavoro e che si liberino delle risorse per un altro genere di attività, per i propri interessi, per soddisfare le proprie esigenze di persona che vive, che impara, che stabilisce e coltiva relazioni affettive e amicali, all’interno di un progetto di vita equilibrato e di soddisfazione.
Gestire bene il proprio tempo significa diventare consapevoli di ciò che è importante per sé in un determinato momento della vita e, nei limiti del possibile, in prospettiva, pensando a tutti gli ambiti relativi sia alla vita professionale che personale. Gestire bene il proprio tempo significa anche mettersi in condizione di poter dedicare un tempo adeguato a ognuno di essi, con riferimento ai risultati che ci si è prefissati e all’importanza che vi si attribuisce.
Imparare a gestire bene il proprio tempo significa in primo luogo chiarirsi che cosa è importante per sé in un determinato momento e, come si diceva, in prospettiva.

Una volta compreso che cosa è importante (ci vuole un po’ di tempo prima che questo sia più o meno chiaro una volta entrati in azienda concedetevelo ma non siate passivi! Capire che cosa è importante passa necessariamente dal chiedere, dallo sperimentare direttamente, dal confrontarsi con colleghi stagiaire, con amici e/o con persone che in azienda ci stanno già da tempo e con cui si sente di poter stabilire una relazione tale per cui si scambiano idee e opinioni in modo tranquillo e rilassato), è necessario cominciare a pensare in termini di obiettivi. Questo sia con riferimento a se stessi e al proprio progetto di sviluppo professionale che con riferimento ai compiti e alle attività da svolgere.

Che cosa voglio portarmi a casa da questa esperienza? a un livello più generale.
Come voglio che sia la relazione e entro quando la voglio produrre? più nello specifico delle proprie attività quotidiane.

Gli obiettivi devono essere tangibili, il più possibile specifici e concreti, meglio se un po’ sfidanti anche se non troppo se no il mancato raggiungimento è garantito e così pure la delusione e la demotivazione che ne consegue.
Gli obiettivi devono anche essere misurabili così che sia possibile capire se e quanto essi sono stati raggiunti e cosa è necessario fare e quale è lo sforzo necessario per rimettersi in carreggiata.
Darsi degli obiettivi è fondamentale perché così facendo l’attenzione e la concentrazione vengono focalizzate su qualcosa di specifico e perché il fatto di vedere in concreto la mèta, di avere più chiaro dove si vuole andare a parare fa sì che sia più facile capire che cosa si deve fare per arrivarci e graduare le sforzo e il dispendio di tempo.
Una volta individuati gli obiettivi di breve ma anche di medio e/o di lungo periodo, è necessario ragionare in termini di priorità. Che cosa è più importante di che cos’altro? A che cosa è bene dedicare più tempo e più attenzione perché ha più impatto nell’immediato o perché è molto significativo in termini di sviluppi futuri?
Di qui al pensare a ciò che deve essere fatto operativamente, il salto è breve.
Gli obiettivi e le priorità rischiano di essere poco significativi e soprattutto di rimanere fermi allo stadio di “idea, bella, ma pur sempre idea”, se una volta individuati non si ha cura di fare un piano di azione individuando le attività che si devono svolgere per realizzarli nei termini in cui li si è pensati e etichettati come più o meno importanti.
Fare il piano di azione significa fare anche una pianificazione e programmare le attività allocando a ciascuna di esse una quantità adeguata di tempo. Adeguata in relazione al grado di importanza e/o di difficoltà e quindi di dedizione necessaria.
Attenzione a non cadere nella trappola dell’urgenza.
Innanzi tutto evitare che le cose diventino urgenti e conseguentemente evitare di passare la vita a “spegnere incendi” è cosa buona e consigliabile. Le urgenze succhiano molte energie, ma alla fine si traducono in un valore aggiunto pressoché nullo anche perché spesso, pressati dal tempo che è sempre meno di quello che si vorrebbe, le cose si finisce col farle male.
Come? Cercando di anticipare l’anticipabile, di prevedere il prevedibile, di pensare prima di agire, di fare le cose bene quando le si fa per la prima volta non mettendosi in condizione di doverle riprendere e ricominciare tutto da zero perché manca un pezzo, perché i concetti sono poco chiari, perché ci sono dei refusi, perché si è fuori traccia in quanto non ci si è presi la briga di capire cosa si dovesse fare, prima di metterci su le mani!
Fare un piano e/o un programma significa fare un piano e/o un programma realistico. Attenzione a non mettere troppa carne sul fuoco o a non fare un programma con i tempi così stretti che senza neanche metterci troppo “dis-impegno” si finisce col rimandare almeno metà delle cose che si erano previste. Dover rimandare non è bello perché la cosa potrebbe avere conseguenze deleterie in quanto è facile che abbia ripercussioni anche su altri e, in secondo luogo, perché si finisce col convincersi del fatto che non si è in grado di fare un piano e di mantenerlo!

Quando si studia, rimandare al giorno dopo ciò che si sarebbe potuto fare il giorno stesso, in alcuni casi non produce conseguenze “devastanti”. O meglio, non produce conseguenze che a catena si propagano dall’autore della “pensata sconsiderata” ad altri che svolgono attività interdipendenti con la sua. Si rimanda l’esame o l’interrogazione? La cosa non è consigliabile ma, se succede, non crea ritardi a catena e, con un po’ di buona volontà, è recuperabile.
In azienda lasciare che le cose importanti all’approssimarsi della scadenza diventino urgenti può avere conseguenze non desiderabili per più persone e per l’unità, il reparto o la funzione in senso lato.
Dedicare tre ore a un’attività secondaria anziché a quella più importante quando si studia produce, come si diceva, un ritardo nel sostenere l’esame o la prova di valutazione o un periodo di nottate in bianco per recuperare. Meglio evitarle ma se capitano, si può recuperare in seguito.
In Azienda, disperdersi con attività irrilevanti può portare, sulla base del meccanismo del trasferimento a catena del ritardo, a mal-funzionamenti e disfunzioni con conseguenze non irrilevanti a livello di qualità e timing del prodotto o del servizio o a livello di costi, sprechi ecc.. E questo le aziende non se lo possono permettere.
E, in ogni caso, tre ore sottratte a un’attività importante, sia essa di lavoro o extra-lavorativa di recupero energia, sono tre ore in meno per realizzare quei risultati che sono invece importanti per il proprio sviluppo di persona e di professionista.

Fonte: Stage: sceglierlo, affrontarlo, valorizzarlo; Ufficio stampa ACTL (Associazione per la Cultura e il Tempo Libero).

Thursday 9 March 2006 @ 12:06 pm | Permalink |

» 28 commenti a 'Organizzarsi e auto-organizzarsi.'

  1. Monia dice:

    …lo satge non è nient’altro che uno strumento che le aziende usano per avere qualcuno che lavori gratis..alla fine ti ritrovi a fare le fotocopie per dei mesi o a riordinare l’archivio fermo da secoli!!!

    May 12th, 2006 at 15:09 pm — Scrivi la tua opinione

  2. Francesco dice:

    Sono pienamente d’accordo,

    è vero che se non fai pratica non impari
    è vero che se è richiesta esperienza per un primo lavoro lo stage è un modo per averla…

    è vero che comunque lo sfruttamento economico di stage, master, e tutto ciò che è usato per illudere noi giovani in cerca di lavoro dovrebbe essere regolamentato, è una indecenza come tutti stiano a questo gioco meschino: giovani, aziende e anche chi per lavoro dovrebbe trovare lavoro agli altri….

    June 3rd, 2006 at 15:30 pm — Scrivi la tua opinione

  3. flavia dice:

    ..sono daccordo…gli stage serviranno pure a fare qualche esperienza ma mi sono trovata a fare 10 ore di lavoro al giorno in un villaggio, in direzione…e alla fine non mi hanno detto nemmeno grazie! sembrava quasi che era tutto dovuto….mi avessero pagato almeno..

    June 9th, 2006 at 19:39 pm — Scrivi la tua opinione

  4. pippo dice:

    Alla fine del XVI secolo l’Inghilterra, la Francia e l’Olanda tolsero al Portogallo il monopolio sul commercio degli stagisti. Nel Nord America i primi stagisti africani furono insediati a Jamestown, in Virginia, nel 1619. Inizialmente non si ritenne necessario procedere a una definizione giuridica del loro status, ma a partire dalla seconda metà del XVII secolo, con lo sviluppo delle piantagioni nelle colonie del Sud, il numero degli africani importati come stagisti crebbe enormemente; le leggi relative al loro status, legale politico e sociale, furono così definite già prima della guerra d’indipendenza americana.

    September 6th, 2006 at 14:30 pm — Scrivi la tua opinione

  5. licia dice:

    sono ad un totale attuale di 6stages, di cui uno tutt’ora attivo.
    all’inizio sembra che ti assumano direttamente dopo la scadenza dello stage stesso, così tu ti impegni ti prendi responsabilità non incluse dallo stage e poi…alla scadenza forse forse ti pagano, ma non è sempre così!
    così ogni volta ci rimetti pure i soldi della benzina e dei pasti fuori casa!
    senza contare che sei nuovamente senza lavoro!!!
    gli stage e i master dovrebbero essere controllati e tutelati altrimenti i giovani non avranno mai fiducia in loro stessi nè l’opportunità di farsi una propria vita indipendente economicamente!
    a 22 anni sono ancora senza un lavoro fisso e la cosa non è per nulla rassicurante!

    September 7th, 2006 at 14:38 pm — Scrivi la tua opinione

  6. cinzia dice:

    lo stage non serve assolutamente a niente. sto facendo ora la terza esperienza e posso dire di avere imparato a fare fotocopie. da domani vado a lavorare in una copisteria. almeno mi pagheranno.. e potrò dire di avere due anni di esperienza!

    September 14th, 2006 at 13:20 pm — Scrivi la tua opinione

  7. Luca dice:

    Forse andrò un po’ controcorrente, ma ho svolto uno stage presso un’azienda nella provincia di catania e per 6 mesi mi sono trovato davvero bene.
    E’ capitato anche che facessi fotocopie ma il solo fatto di aver affiancato un responsabile dell’area logistica mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo del lavoro in un settore di mio interesse (sto conseguendo la laurea specialistica in ingegneria gestionale indirizzo logistico-produttivo).
    Credo che la cosa più importante in uno stage sia avere l’opportunità non solo di fare ma anche di vedere sul campo come qualcosa viene fatta, perchè che lo vogliamo o no le metodologie attuate sul campo sono ben diverse da quelle stilizzate e ideali che ci propinano all’università, il cui compito è solo quello di darci gli strumenti.
    Sta a noi darci da fare, rimboccarci le maniche, cercando principalmente di capire che nessuno ti regala niente…cosa che troppo spesso noi giovani dimentichiamo!!!… e di prendere quanto c’è di meglio in ogni esperienza..perchè anche solo guardando le cose si imparano!

    September 18th, 2006 at 15:47 pm — Scrivi la tua opinione

  8. pippo dice:

    <i>”Sta a noi darci da fare, rimboccarci le maniche, cercando principalmente di capire che nessuno ti regala niente…cosa che troppo spesso noi giovani dimentichiamo!!!…”</i>

    Luca (ammesso che tu sia veramente uno di noi) parla per te. Se hai bisogno di fare “stage” a queste condizioni il problema è soltanto tuo.

    September 29th, 2006 at 22:45 pm — Scrivi la tua opinione

  9. Gio dice:

    Luca dice:”Sta a noi darci da fare, rimboccarci le maniche, cercando principalmente di capire che nessuno ti regala niente…cosa che troppo spesso noi giovani dimentichiamo!!!…”.

    Che Luca sia uno di noi o meno, ha comunque toccato un punto fondamentale.. I miei coetanei (24) pensano che sia tutto dovuto e che il solo avere un mero titolo di studio dia il diritto a prentedere impieghi che richiedono invece una certa esperienza… Il vero problema sta nel pensiero comune che impone di guardare con disprezzo alcuni tipi di mansioni ritenute degradanti e poco gratificanti… Ragazzi, la società è questa. Se mi trovo davanti una persona che preferisce fare l’operatore call center e guadagnare euro 300 al mese solo perchè ha paura di sporcarsi le mani, questi sono solo problemi suoi.
    Lamentarsi ed inveire contro il sistema e solo una gran perdita di tempo….DARSI DA FARE!!!

    October 18th, 2006 at 15:35 pm — Scrivi la tua opinione

  10. karima dice:

    io invece penso che luca abbia ragione del fatto che bisognerebbe un tantino smuovere il *** e smettere di sperare che qualcuno arrivi per imboccarci…
    io ho 23 anni e ho fatto un master universitario come designer industriale nel settore orafo, lavoro su una azienda orafa come designer e programmatrice cad/cam e anche se già ho progettato molti modelli,non aspetto di certo di esser pagata…
    tanto la gavetta tocca farla se si vuol avere un lavoro indipendente,ben pagato e appagante che è importantissimo…
    quindi cari amici,per la maggior parte ragazzi che faranno uno stage,mi dispiace dirvelo ma preparatevi ad imparare prendendovi un sacco di *****!!!
    io vi scrivo questo ma non so nemmeno se troverò lavoro ma mi son calata nella realtà delle cose,e la verità purtoppo è dura da credere..siam circondati da un branco di tonti deficenti che non apprezzano e non credono nei giovani…
    la rabbia dello stage vi insegnerà a capire se ciò che avete studiato per anni è ciò che veramente volete che sia il vostro lavoro…
    e smettete di dire “quello è uno di noi” “quell’altro non la pensa come noi e non è come noi..”ecc..ecc..
    siam tutti uguali con la sola differenza che c’è quello che a più soldi e quello che non ne ha come me,non esiste la fortuna per chi trova lavoro nel campo dove ha studiato..si vede che se lo è andato a cercare…
    scusate la terminologia ma è la verità di ciò che penso..
    AUGURI DI CUORE.
    KARIMA

    November 2nd, 2006 at 11:20 am — Scrivi la tua opinione

  11. karima dice:

    grande gio..

    November 2nd, 2006 at 11:22 am — Scrivi la tua opinione

  12. Antonio dice:

    Sono totalmente contrario a questa mentalità. Totalmente.

    Intanto un titolo di studio non è “mero” ma è importantissimo già da solo.
    Così succede ovunque nel mondo.
    Se è un modo per dire che l’Italia è un caso a parte, allora si, ma questo prevede una premessa.

    Io faccio uno stage, e cioè lavoro in un’azienda “imparando” praticamente un lavoro, qualunque esso sia.
    Facendo questo io PRODUCO per l’azienda presso cui opero uno stage.
    Il benefit di questa produzione però non mi arriva in tasca.
    Attenti a non farvi ABBINDOLARE con la “crescita professionale”. Un lavoro è un lavoro, che sia apprendistato o che sia un lavoro come si dice “inquadrato”.
    In molti paesi europei con economie più solide e, lasciatemelo dire, con meno furbacchioni, un qualunque contratto di apprendistato o stage ha compensi che qui non hanno nemmeno i lavoratori a contratto con anni di esperienza. Provate, verificate.
    Quello dello stage retribuito è un vecchio trucco che consente come al solito alle aziende senza strategie di campare sfruttando e spremendo l’entusiasmo di chi ha appena concluso gli studi, siano essi universitari o tecnici.
    In america, per esempio, una laurea è qualificazione più che sufficiente, se non autorevolissima, per lavorare e guadagnare.
    La cosidetta “gavetta” gratuita è un’invenzione solo nostra, quasi come per dire “ma ancora grazie che impari un mestiere”.
    Con una mentalità di questo tipo che oltretutto è l’opposto di una mentalità imprenditoriale, non si va da nessuna parte, tanto meno fuori da casa dei genitori.
    NON ABBIATE PAURA DI CHIEDERE.

    November 8th, 2006 at 16:13 pm — Scrivi la tua opinione

  13. Cristina dice:

    Ho letto le precedenti opinioni e sono rimasta molto stupita. Io ho fatto uno stage di 6 mesi presso un’azienda alimentare e oltre ad essere parzialmente retribuito alla fine sono stata assunta.

    January 4th, 2007 at 21:06 pm — Scrivi la tua opinione

  14. gonzalo dice:

    peccato che per un’ azienda spesso è un problema avere stagisti.talvolta lo stagista non è una persona che lavora gratis, in quanto spesso non è in grado di lavorare, e formare una persona è un qualcosa che alle aziende richiede tempo ed energie, oltre a rallentare il lavoro.
    il problema è la formazione universitaria, nella maggior parte dei casi totalmente distaccata dal mondo del lavoro.
    l’ esperienza dovrebbe essere acquisita durante l’ università, in modo da poter iniziare subito a lavorare, senza aver bisogno di ulteriori, estenuanti -e non pagate—-formazioni.

    January 21st, 2007 at 22:04 pm — Scrivi la tua opinione

  15. gonzalo dice:

    in ogni caso,pienamente d’ accordo con antonio…l’ italia è il paese dei furbacchioni…
    quindi stiamo in campana, occhio a non farci prendere per il c–o

    January 21st, 2007 at 22:07 pm — Scrivi la tua opinione

  16. Riccardo dice:

    certo Cristina, tu hai avuto un’esperienza in campo specialistico, ma per i laureati in economia, area umanistica e giuridica, lo stage il più delle volte, rappresenta uno sfruttamento globale!!
    Pensate: per essere assunto come impiegato amministrativo è sufficiente essere un semplice ragioniere! E chi ha studiato all’univ??????
    Abbiamo toccato il fondo

    January 28th, 2007 at 23:30 pm — Scrivi la tua opinione

  17. Massimilano dice:

    in quello che leggo ritrovo fortunatamente ancora ragazzi con tanta voglia di fare, e che riescono a non cedere alle “false” lusinghe delle aziende;
    purtoppo però leggo anche storie inverosimili, tipo quelle di aver fatto 6 stages.
    Ma sei pazza o cosa?
    Ti piace perdere tempo? soffrire? compiangerti?

    Vi racconto la mia storia.

    Mi sono laureato in ingegneria lo scorso aprile 2006, a luglio mi sono abilitato e poi, dato che volevo migliorare il mio inglese, con 1000 euro sono stato a dublino per 2 mesi avendo anche trovato un lavoro con cui mi mantenevo perfettamente.

    A settembre ho accettato uno stage a Roma in una grande società e sinceramente oltre a fare fotocopie faccio anche tante altre cose.
    Per inciso: le fotocopie le fanno anche i dirigenti e non ci trovo nulla di male.

    Se Vi fanno fare fotocopie tutto il giorno fatelo presente e se non Vi ascoltano mandateli a fare in culo(potete solo guadagnarci).

    Insomma il mio stage prevede attività del tutto equivalenti a tutti gli altri lavoratori, ma certo se stessi zitto e fermo aspettando che il dirigente venisse da me, allora probabilmente mi ritroverei a raccontare alcune delle cose vergognose che alcuni di Voi scrivono.

    Adesso però Vi dico la cosa più bella.

    Lo stage mi sta scadendo e se proprio devo dirvela tutta sono convinto che mi faranno un CFL, ma sapete perchè sono così spavaldo?

    Perchè me ne fotto se non me lo fanno.
    Me ne torno a Dublino o a Londra oppure ovunque trovo un lavoro dignitoso che mi permette di mantenermi!!!

    Ripeto non capisco come si possano accettare 2 3 o 6 stages!!!!!!

    Secondo me ti piace cazzeggiare, altrimenti avresti già cambiato aria!!!!

    Sarà che io sono troppo assolutista, ma mi sono stancato di ascoltare pianti inutili!!!!!

    Io ho 26 anni, e secondo Voi mi dovrei reputare sfruttato o poverino??????

    Sono io che li sto sfruttando e se l’Italia non è in grado di darmi ciò che mi spetta me ne vado!!!!!!

    ciao a tutti

    per licia: cambia aria!!!! non vorrai mica arrivare al 7° stage?

    January 30th, 2007 at 17:27 pm — Scrivi la tua opinione

  18. Giovanni dice:

    Ciao cari amici “STAGISTI”,

    io sono Giovanni, laureato in ingegneria ed abilitato, e sto facendo uno stage “ben retribuito” presso un famoso gruppo industriale ITALIANO. Dopo aver letto tutti i vostri commenti al riguardo devo dire che non mi sento di dare un giudizio oggettivo sugli Stage. Per quanto mi riguarda lo stage mi ha offerto la possibilità di apprendere realmente nuove tematiche, di cui non sapevo nemmeno dell’esistenza durante l’università. Sono spesso all’estero in trasferta e non ho mai fatto una fotocopia!
    Il consiglio che voglio darvi però è quello di stare molto attenti nell’accettare proposte di stage e valutare la reale offerta sin dai primi momenti, magari
    anche dopo aver effettuato un mese di stage. Inoltre, sono pienamente daccordo con Massimiliano, che dice di sfuttare l’opportunità dello stage cercando di portare valore aggiunto a se stessi (gli americani chiamano questo Me-Inc.).
    Un saluto a tutti,
    Giovanni.

    March 14th, 2007 at 10:41 am — Scrivi la tua opinione

  19. paola dice:

    ciao a tutti avrei bisogno di un chiarimento fermo considerando che non abilita ad un’assunzione facendo un master specializzato nel settore giuridico-economico lo stage è automatico e vincolante per l’azienda oppure solo eventuale?

    March 14th, 2007 at 19:53 pm — Scrivi la tua opinione

  20. sandro dice:

    ….Come al solito ci si trova divisi, o tutto bianco o tutto nero….
    Quello che mi sento di dire è che non tutte le aziende lavorano e la pensano allo stesso modo. Molte aziende, anche nomi importanti, usano lo stage come manovalanza sottopagata e senza un serio progetto alle spalle. Altre,illuminate, decidono di investire tempo e altro per formare un giovane brillante e volenteroso con l’idea di inserirlo in organico. Lo stage non è un contratto, ha pochi vincoli e si basa su un progetto formativo del quale rispondono i tutor, quello aziendale e quello dell’ente promotore. Ogni problematica dovrebbe essere segnalata per cercare una soluzione. Purtroppo il controllo non è sempre così semplice e effettivamente l’Italia è piena di furbacchioni, ma anche di persone in gamba e in qualche modo oneste. onestà vuol dire informare lo stagista che il tirocinio non prevede un ‘inserimento al termine. Lo stage resta cmq una possibilità di formarsi professionalmente e di imparare qualcosa di più pratico rispetto ai testi infiniti che ci propone l’Università italiana…In bocca al lupo a tutti!!!!

    April 12th, 2007 at 12:15 pm — Scrivi la tua opinione

  21. Antonio dice:

    sandro dice:> e io quoto!! >-(
    Credo sia meglio non farsi troppi stage perchè potrebbe indicare poca attitudine a capire cosa si vuole dal mondo del lavoro, forse…
    Uno o due stage per capire come si lavora, x guardarsi attorno e per poter descrivere esperienze pseudo lavorative sul curriculum si possono fare, ma nadare oltre pone dei seri dubbi a ki ti valuta. No Licia non ce l’abbiamo tutti con te, ma il senso di tanti stage evidentemente risulta a tutti piuttosto oscuro!!!
    Purtroppo le aziende ti fanno credere SEMPRE che alla fine dello stage ci sia la possibilità dell’assuzione, del contratto e soprattutto dei soldi, quelli buoni, così tu, o almeno io, ti ritrovi a lavorare di più x dimostrare ke sei la persona ke cercano, e arrivi a lavorare fino a 14 ore al giorno, ti annulli nel lavoro e nella speranza di ottenere quel lavoro, tutto ciò è molto più che triste, è uno schifo!!!

    June 6th, 2007 at 12:52 pm — Scrivi la tua opinione

  22. Stefania dice:

    Io sto svolgendo uno stage in un’azienda piuttosto grande, faccio selezione e formazione del personale. A 22 anni mi sono ritrovata a dover gestire contesti più grandi di me, ma ho avuto la fortuna di aver trovato un posto dove davvero quello che faccio è di responsabilità e i colleghi mi riconoscono un ruolo.Mi danno anche un buon rimborso spese. Non so se dopo i 6 mesi mi terranno, so che per un 20%mi ritengo fortunata, per un 50% ho fatto anche un’ accurata ricerca prima di accettare, ci sono proposte e proposte, sta anche a noi saper informarci bene e scegliere. E poi in quanto selezionatrice, dopo 6 stage evita di accettarne altri perchè io avrei dei seri dubbi ad assumere un candidato con tale cv (consiglio:se a 22 anni hai fatto 6 stage vuol dire che hai cominciato molto presto, forse ti conveniva fare dei corsi di formazione prima)ciaociao

    January 16th, 2008 at 18:38 pm — Scrivi la tua opinione

  23. Michela dice:

    Ragazzi sono d’accordissimo con chi dice che lo stage è solo un modo di sfruttare la manovalanza giovanile ( tanto in Italia non a caso la maggioranza della popolazione non è giovane e chi ci governa rispecchia questo invecchiamento), mi da fastidio chi risponde dicendo che dobbiamo pure imetterci di tasca nostra per lavorare gratis a vita…..insomma un sistema escogitato per selezionare i più ricchi? Significa che se sono una persona che non può essere mantenuta dai genitori, e pagarsi le spese di stage , non potrò mai fare uno stage quindi non potrò mai lavorare nel settore che mi interessa ma docrò fare a vita la cameriera perchè mi servono soldi per tirare avanti?? Chi non si aspetta di essere pagato è una piccola minoranza ( che vive quindi già abbastanza bene grazie a mamma e papà )e non può venire a giudicare i coetanei meno fortunati!!!

    February 1st, 2008 at 20:25 pm — Scrivi la tua opinione

  24. benedetta dice:

    per tutti quelli che dicono che gli stage sono sfruttamento, ma dichiarano di averne già fatti 2, 3 o addirittura 6:
    se le persone continuano a prestarsi a fare stage, anche dopo che ne hanno fatto 1 o 2, le aziende ovviamente continueranno a proporre stage invece di proporre assunzioni o almeno collaborazioni pagate.
    pensateci…
    se lo stage serve a insegnarvi come funziona il lavoro, dopo averne fatto uno come funziona il lavoro l’avete già capito.
    le aziende non dovrebbero proporre stage a chi ne ha già in curriculum, ma se non siamo noi a dirgli di no è ovvio che lo faranno!

    March 14th, 2008 at 19:43 pm — Scrivi la tua opinione

  25. Alice dice:

    Per Luca Gio e Karima:
    Scusa ma cosa vuol dire pensare che a noi sia tutto dovuto? Che dobbiamo considerare normale il fatto di farci il **** senza ricevere niente in cambio? Nel ultimo stage ho archiviato migliaia di cartelline senza essere pagata un centesimo, senza imparare niente e in più senza avere la possibilità di essere assunta, e non dovrei essere incavolata? Mi pare che sono le aziende che pensano che gli sia tutto dovuto. Se lavoro (con lavoro intendo anche fare le pulizie) voglio essere pagata, non ci vedo niente di strano in questo.

    June 12th, 2008 at 11:04 am — Scrivi la tua opinione

  26. Valeria dice:

    Che le aziende usino gli stagisti x non dover assumere personale regolarmente lo sanno tutti, che ti illudano con l’idea di un contratto pure. E’ ora di finirla con i soliti fortunati a cui è andata bene e allora pensano il problema non esista.
    Anche io mi farei volentieri il c.. se fosse un’esperienza utile ad avere più possibilità, ma il tempo passa e le aziende cercano solo stagisti.. all’inizio uno si accontenta di fare gavetta, è facile parlare x quelli freschi freschi di laurea, ma non si può fare stages e basta!
    Non dico ke non siano in gamba, ma accusare gli altri di non volersi dar da fare è quantomeno una visione limitata della realtà! A Karima vorrei dire ke non tutti i campi sono come il suo, ke è più specializzato, in altri è più difficile.. Anche a Massimiliano a cui non importa niente di essere assunto vorrei dire: ne riparliamo tra 2 anni, anche se ti auguro di trovare presto.

    July 2nd, 2008 at 14:04 pm — Scrivi la tua opinione

  27. Zakarias dice:

    Salve a tutti.

    Io direi che stiamo facendo un po’ confusione: un conto è il discorso economico, un conto il discorso contrattuale (lo stage è un contratto libero, addirittura non di lavoro, ma rientrante nella formazione on the job).

    Ok per chi mi offre 2000 euro vengo in stage anche subito!

    in effetti l’unica cosa che non mi torna è questa: se un neo diplomato va a fare l’operaio o l’addetto vendita chiaramente non è ancora preparato ed è una risorsa da formare quindi non subito produttiva, però viene assunto nella quasi totalità dei casi (e quindi prende 1000 euro al mese dal primo giorno), viceversa un neolaureato può essere assunto in stage e non venire pagato (o al massimo rimborsato con 300/500 euro)…

    !!!!!!!!!i conti non tornano!!!!!!!!!!!

    ne traggo spunto per alcune considerazioni:

    - IN ITALIA LE AZIENDE TENDONO A PREDILIGERE RISORSE CHE COSTANO POCO E CON BASSO TITOLO DI STUDIO
    - IN ITALIA SI PENSA CHE CHI HA FATTO L’UNIVERSITA NON ABBIA IMMEDIATAMENTE BISOGNO DI SOLDI PERCHE STA IN CASA CON I GENITORI (COSA NON SEMPRE VERA! E SE UNO SE NE VUOLE ANDARE??!)
    - IL LAVORO NON E’ UNA MERCE E VA PAGATO: UN NEOLAUREATO IN STAGE SICURAMENTE VALE PIU DI ZERO MA ANCHE PIU DI 500 EURO AL MESE E IN OGNI CASO NON PUO ESSERE PAGATO MENO DI UN NEODIPLOMATO CHE INIZIA A LAVORARE PERCHE QUESTA COSA NON HA SENSO (POI SICURAMENTE SI PUO DISCUTERE SUL TIPO DI LAUREA E SUL CURRICULUM ACCADEMICO: MICA TUTTI I LAUREATI SON UGUALI!!!)
    - IL NOSTRO SISTEMA SOCIALE E’ FATTO IN MODO DA TUTELARE GLI INDIVIDUI OVER 40 NON ESISTONO POLITICHE PER I GIOVANI SEMPLICEMENTE PERCHE’ SIAMO UNO STATO DEL CAZZO VECCHIO COME IL CUCCO PIENO DI RINCOGLIONITI NEGLI UFFICI CHE FANNO 1000 CAZZATE E SAPETE CHI PAGA TUTTO QUESTO SISTEMA? SEMPLICE! NOI!!! I GIOVANI PAGANO LE PENSIONI E TUTTI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI PERCHE I GIOVANI POSSONO NON ESSERE PAGATI PERCHE I GIOVANI NON CONTANO UN CAZZO… IN UNO STATO DOVE LA RICERCA E L’INNOVAZIONE SONO CONSIDERATE CAGATE…

    QUANDO AVREMO 60 ANNI NON AVREMO NEANCHE I SOLDI PER ANDARE IN PENSIONE!

    scusate lo sfogo!

    Ciao, Samuele

    July 23rd, 2008 at 18:30 pm — Scrivi la tua opinione

  28. Vale dice:

    Io mi chiedo, ma fino a che età puoi partecipare ad uno stage? Avevo letto in internet che non c’erano limiti di età ma mi pare che molte aziende prendano stagisti in età da apprendistato..

    September 9th, 2008 at 19:05 pm — Scrivi la tua opinione

» Scrivi la tua opinione

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>