Lavoro e discriminazione: progressi e persistenze

Friday 11 May 2007 @ 3:08 pm

Nonostante i progressi, la discriminazione sul lavoro persiste e
prende nuove forme.
GINEVRA (Notizie dall’OIL) – Nonostante siano stati registrati
progressi nella lotta alla discriminazione nel mondo del lavoro,
cresce la preoccupazione per l’aumento della disuguaglianza nel
reddito e nelle opportunità nel lavoro e per il persistere di forme
discriminatorie nel mercato del lavoro. È quanto emerge da un nuovo
rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO) pubblicato
oggi.
Il rapporto Uguaglianza nel lavoro: affrontare le sfide, lo studio
dell’ILO più completo mai realizzato ad oggi sul tema della
discriminazione, fornisce una fotografia a livello mondiale della
discriminazione sul lavoro, menzionando sia i progressi che i
fallimenti nella battaglia contro forme discriminatorie più
tradizionali come quelle fondate sul sesso, la razza o la religione,
ma anche contro le nuove forme fondate sull’età, l’orientamento
sessuale, la sieropositività o lo stato di salute.
« A livello globale, nella battaglia contro la discriminazione si
registrano progressi ma anche fallimenti », sostiene il rapporto
dell’ILO indicando i passi in avanti compiuti dal primo rapporto
globale, 4 anni fa (Time for Equality at work, ILO, 2003). Lo studio
fa inoltre notare che la maggior parte dei 180 paesi membri dell’ILO
ha ratificato le due Convenzioni fondamentali sulla discriminazione,
impegnandosi quindi ad adottare una legislazione e delle strategie
contro la discriminazione.
Uno dei temi principali del rapporto è la persistenza del divario
uomini-donne in materia di occupazione e retribuzione, e la
necessità di adottare politiche integrate contro la discriminazione
salariale e contro la segregazione di genere, cercando al tempo
stesso di conciliare lavoro e famiglia. Per esempio, secondo il
rapporto, nei paesi dell’Unione Europea si registra una differenza
tra donne e uomini molto elevata, pari al 15 per cento, nella media
dei redditi orari lordi a tutti i livelli di mercato e in tutti i
settori.
Il tasso di partecipazione delle donne alla forza lavoro continua a
crescere significativamente. Attualmente si attesta al 56,6 per
cento, riducendo così il divario di genere nella partecipazione al
lavoro in tutto il mondo. Tuttavia, rileva lo studio, i progressi
sono stati disomogenei, con l’America del Nord al 71,1 per cento, il
62 per cento nell’Unione Europea, l’Asia dell’Est e il Pacifico con
il 61,2 per cento e il 32 per cento nel Medio Oriente e Nord Africa.

Il maggior numero di donne che ricoprono posti di lavoro di buona
qualità come manager, alti funzionari o responsabili nel settore
giuridico costituisce un indicatore chiave del miglioramento della
condizione femminile e della riduzione delle barriere
discriminatorie. Tuttavia, quasi ovunque nel mondo, le donne in
posizioni di responsabilità sono ancora una sparuta minoranza, solo
il 28,3 per cento. Anche in questo caso si registrano progressi
disomogenei a seconda delle regioni geografiche, con il 41,2 per
cento nell’America del Nord, America Latina e Caraibi con il 35 per
cento e il 30,6 per cento nell’Unione Europea. Una crescita rapida è
stata invece registrata nell’Asia del Sud, dove questo indicatore è
quasi raddoppiato nell’arco di nove anni, arrivando ad un 8,6 per
cento di donne in posizioni di alto livello, un valore che rimane
purtroppo ancora molto basso.
Pur riconoscendo i significativi passi in avanti compiuti grazie
agli sforzi degli Stati membri dell’ILO per limitare la
discriminazione nel lavoro, il rapporto fa notare che « la
discriminazione, sia al momento dell’assunzione che sul posto di
lavoro, è oggi quasi universalmente condannata e pressoché tutti i
paesi si sono impegnati a porvi rimedio ». Dal 2007, nove paesi
membri su 10 hanno ratificato le due Convenzioni fondamentali sulla
discriminazione – la Convenzione sulla uguaglianza di remunerazione,
1951 (n. 100) e la Convenzione sulla discriminazione (impiego e
professione), 1958 (n. 111) – impegnandosi ad adottare una
legislazione e delle politiche per prevenire la discriminazione2.
Nonostante ciò, lo studio avverte anche che « di fronte ad un mondo
che appare sempre più ingiusto, incerto e insicuro » combattere la
discriminazione nel lavoro è oggi più urgente rispetto a quattro
anni fa. « Il persistere delle disuguaglianze nel reddito, nelle
risorse e nelle opportunità riducono l’efficacia di qualsiasi azione
volta a combattere la discriminazione. Questo può condurre ad una
instabilità politica e a contrasti sociali che possono compromettere
gli investimenti e la crescita economica ».

Tratto da: http://www.ilo.org/public/italian/region/eurpro/rome/index.htm

Friday 11 May 2007 @ 3:08 pm | Permalink |

» 2 commenti a 'Lavoro e discriminazione: progressi e persistenze'

  1. angela padrone dice:

    Le donne italiane hanno il triste primato negativo di essere poco presenti sul mercato del lavoro (non più del 46% rispetto al 60% di media del resto d’Europa), ma anche di essere quelle che fanno meno figli(record mondiale negativo insieme al Giappone:1,2 figli per donna). Ipotesi: e se fosse una “vendetta” inconscia delle donne italiane, tipo: la società italiana ci discrimina e noi non facciamo figli! ?
    per approfondimenti: cambiamondo http://www.angelapadrone.blogspot.com

    May 21st, 2007 at 15:22 pm — Scrivi la tua opinione

  2. Stufina dice:

    C’e discriminazione anche se la gente non vuole accettare questo fatto. Io sto cercando lavoro da un anno, sono straniera non comunitaria, ho una carta di soggiorno, ho una figlia da 3 anni e qualcosa, ho un marito italiano che purtroppo porta avanti da solo la nostra famiglia. Durante questi anni di solo colloqui di lavoro ho trovato gente molto professionale, che fa il suo lavoro come deve essere fatto, ma anche delle persone molto maliziose, che puntano il dito perché in Italia per tanti essere straniere e sinonimo di tante brutte cose. Quindi ti trovi con delle persone che ti fanno i colloqui pieni di pregiudizi, che non ti valutano come persone, non tengono in conto quello che sai, la tu esperienze nel tuo paese, se no i loro pensieri su le stranieri in generale. Io mi sono sentito dire cose tipo: Ma lei è capace da scrivere?, ah,certo…come è sposata con un italiano..per forza ha un permesso di soggiorno (detto de una maniera molto dispregiativa). Poi c’e chi una volta ti vede ti fa un colloquio in fretta dicendoti cose, qualche volta stupide, facendo delle offerte di lavoro che difficilmente accetterebbe, e per la quale non sei stata contatta. Insomma se questo non è discriminazione cosa è? Dopo di questo..se può fare un colloquio con tranquillità?

    September 23rd, 2007 at 16:27 pm — Scrivi la tua opinione

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