Lavorare all’estero
Monday 20 March 2006 @ 12:15 pm
L’idea di lavorare all’estero mantiene un forte fascino, in astratto, per i giovani laureati italiani. È del resto vero che chi ha grandi ambizioni professionali dovrà quasi certamente passare un periodo di lavoro all’estero nella prima fase della carriera: serve ad acquisire una visione meno provinciale del business, a interagire con persone e sistemi diversi, a vedere cosa c’è di nuovo. Già oggi oltre il 60% dei ruoli manageriali in Italia richiede una consuetudine di lavoro con l’estero. Solo pochi, però, al di là di esperienze occasionali e poco qualificate, si pongono veramente questo obbiettivo, e per chi se lo pone, se ha un buon curriculum, non si tratta di un obiettivo difficile. Occorre dunque una forte consapevolezza, maturità e determinazione in questa scelta: guai a confondere turismo e lavoro.
Anche perchè dovrebbe essere una decisione che viene da lontano, e quindi maturata a coltivata negli anni universitari con esperienze di studi all’estero, un piano di studi finalizzato a questa esperienza, uno studio delle lingue veramente approfondito, e magari un periodo di perfezionamento post-laurea con qualche borsa di studio. Per chi è motivato, le opportunità ci sono, in particolare nelle aree di competenza specifiche delle diverse realtà geografiche: la finanza in Gran Bretagna o Svizzera, le tecnologie in Germania, il marketing nei paesi dell’Est, le organizzazioni non governative nei paesi emergenti o del terzo mondo, un po’ di tutto negli USA.
Parlando di estero, comunque, dobbiamo distinguere due mondi del tutto differenti: l’area della Unione Europea e gli altri paesi. Un espatrio nei paesi della Unione è mille volte più agevole, al di là della maggior vicinanza culturale, geografica e, a volte, linguistica, perché:
• il trattato della UE prevede la libera circolazione delle persone anche dal punto di vista lavorativo, per cui non sono richiesti agli stranieri comunitari permessi o autorizzazioni, per lavorare, diversi da quelli richiesti ai cittadini del luogo (mentre in quasi tutti gli altri paesi ottenere un permesso di lavoro, anche avendo già trovato il lavoro, può essere un percorso lungo e faticoso); anche i permessi di soggiorno per cercare lavoro sono molto più agevoli nei paesi UE (fino a tre mesi non è richiesta alcuna autorizzazione); anche da un punto di vista sanitario, nei paesi UE abitualmente munendosi di un solo modulo (E111) presso le ASL si ha una copertura di emergenza in tutta Europa, mentre per altri paesi è opportuno stipulare apposite assicurazioni;
• i titoli di studio dei paesi UE sono riconosciuti, in linea di massima, in tutta l’Unione, mentre questo non avviene quasi mai negli altri paesi, dove se per esercitare una professione occorre una particolare qualifica occorre di nuovo affrontare terribili tenzoni burocratiche;
• anche i sistemi pensionistici UE sono in qualche modo armonizzati, per cui i contributi versati per alcuni anni in un paese diverso non andranno persi al momento del raggiungimento dell’età pensionabile (per i paesi non UE esistono a volte trattati bilaterali, da verificare caso per caso).
Insomma, se si vuole lavorare in un paese non UE è necessario prendere contatto con i consolati o l’ambasciata di quel paese e informarsi sui vincoli e le eventuali opportunità esistenti, che variano da paese a paese, e non sottovalutare mai l’impegno di tempo e finanziario richiesto dalle procedure burocratiche, anche in paesi apparentemente “vicini” come mentalità, tipo la Svizzera o gli USA (dove ottenere la mitica “green card”, cioè il permesso di lavoro definitivo, è una impresa titanica).
Per i paesi in via di sviluppo, il migliore se non l’unico sistema è quello di consultare i siti delle maggiori organizzazioni internazionali (Agenzie ONU, Banca Mondiale ecc.).
Per i paesi UE, invece, oltre a non esservi difficoltà burocratiche, vi è anche il vantaggio che i sistemi di reclutamento sono abbastanza simili. Una postilla per gli amanti dei prodotti standard, si noti che la Unione Europea ha partorito un format di “c.v. certificato europeo”, ordinato e completo benché parecchio asettico, che può essere rintracciato sul sito della Commissione Europea, e approfondito con esempi su www.eurescv-search.com o su www. europa.eu.int/comm/ education/index_it.html. Per la verità un colloquio-tipo, o un cv, in Germania, UK, Italia e Spagna non sarà mai uguale, ma le aziende interessate a giovani stranieri sapranno in genere farsi carico loro di comprendere le differenze di approccio. Tra queste forse solo una merita di essere segnalata: in Germania, e in generale in Nord Europa, si dà molto più importanza agli aspetti formali, analitici e documentali che da noi: quindi vi chiederanno di allegare fotocopie autenticate di tutto ciò che dite di aver fatto, e saranno molto più pignoli nel verificare singoli aspetti della vostra preparazione. In generale, nel Nord Europa si dà in effetti più importanza alle “conoscenze” effettivamente possedute, mentre nel Sud si considera spesso prioritaria la personalità e la capacità di apprendimento: un colloquio in Germania assomiglia più ad un esame universitario, in Italia o Spagna ad un gioco di ruolo.
Ma quali sono i canali da sfruttare per individuare eventuali opportunità nella UE? Sono per fortuna diversi:
• innanzitutto, la rete EURES, che coordina tutti i servizi pubblici nei paesi UE destinati ad aiutare chi cerca lavoro in un paese diverso da quello di origine: questa rete può essere consultata su Internet (www.europalavoro.it e europa.eu.int/jobs/eures) o contattata presso la sede italiana (Roma, Via Fornovo 8, tel. 063222352);
• per i neolaureati, i portali delle Università straniere (consultare www.euroeducation/net) quelli delle associazioni studentesche internazionali (AIESEC, AEGEE) e Sportello Stage ACTL (www.sportellostage.it) sono veicoli preziosi di opportunità dedicate, anche per stage e borse di studio; molto utili anche le fiere del lavoro ed i campus (individuabili anche questi via internet in ogni paese: per UK, Francia e Germania ad es, rispettivamente www.graduatecareersonline.com, www.forumea.com e www.ofw.de);
• sempre per borse di studio, è utile rivolgersi alla apposita struttura del Ministero degli Esteri (www.esteri.it/opportu/index.htm) nonché gli appositi progetti UE come il “Leonardo” (www.programmaleonardo.net);
• vi sono poi le società di ricerca di personale, comprese quelle interinali: meglio passare attraverso quelle con caratteristiche più multinazionali, che sono facilmente contattabili sui siti italiani ove trovate anche tutti gli indirizzi nei paesi esteri. Anche le Camere di Commercio dei diversi paesi, e le Associazioni industriali, usualmente offrono dei servizi utili per l’impiego, così come la stampa quotidiana e specializzata (ad es. l’Economist per le istituzioni finanziarie e le organizzazioni internazionali);
• non va dimenticato che le istituzioni stesse della UE sono degli importanti fornitori di opportunità lavorative interessanti (per le quali occorre però quasi sempre saper parlare, oltre all’italiano, almeno altre due lingue comunitarie in modo eccellente): le assunzioni avvengono per concorso, i cui bandi sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Le opportunità di contratti a termine o di stages sono rintracciabili nei diversi siti delle Istituzioni della Unione (Consiglio, Parlamento, Commissione, Comitato Economico e Sociale);
• infine, Sportello Stage di ACTL gestisce una programma “Stage all’estero” finalizzato a offrire stage all’estero per i giovani italiani e opportunità di stage in Italia per stranieri www.sportellostage.it.
Va infine detto che, per lavorare all’estero, la soluzione forse più semplice è restare inizialmente in Italia ma entrando in una multinazionale, sia essa straniera operante in Italia, sia essa italiana (ma sono purtroppo poche) molto ramificata all’estero. In questo caso, sarà bene studiare la struttura organizzativa dell’azienda: meglio puntare su quelle articolate già per “business unit” internazionali, che ad esempio sviluppano lo stesso prodotto o servizio in tutto il mondo, piuttosto che su quelle organizzate per “paese”, che cioè gestiscono tutti i prodotti o servizi in Italia ad esempio Sportello Stage ACTL. Nelle prime, infatti, i contatti con l’estero e le possibilità di trasferimento sono pressochè quotidiani, mentre nelle seconde sono generalmente più occasionali
Fonte: Dall’università all’azienda, guida pratica per i neolaureati, Ufficio stampa ACTL (Associazione per la Cultura e il Tempo Libero).
Monday 20 March 2006 @ 12:15 pm | Permalink |
