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	<title>InfoJobs Weblog - Consigli di lavoro</title>
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	<description>Consigli di lavoro - InfoJobs.it</description>
	<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 16:43:09 +0000</pubDate>
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		<title>Lavoro, Sacconi presenta il libro verde</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 16:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[Ingresso immediato dei giovani nel mondo del lavoro, investimenti nella ricerca bio-medica, lotta alle povertà estreme. E, ancora, investimenti nei servizi alla persona e alla famiglia, con un&#8217;attenzione particolare per mamme e anziani, che si confermano il vero anello debole della nostra società. Sono questi, in sintesi, i punti principali della riforma del modello sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ingresso immediato dei giovani nel mondo del lavoro, investimenti nella ricerca bio-medica, lotta alle povertà estreme. E, ancora, investimenti nei servizi alla persona e alla famiglia, con un&#8217;attenzione particolare per mamme e anziani, che si confermano il vero anello debole della nostra società. Sono questi, in sintesi, i punti principali della riforma del modello sociale nel nostro Paese, contenuti nel libro Verde «La vita buona nella società attiva», illustrato, a Palazzo Chigi, alla presenza del premier Silvio Berlusconi, dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «Sarà un welfare delle opportunità e non degli interventi paternalistici», spiega il ministro Sacconi che ricorda come, il nostro Paese, abbia una delle più alte spese sociali d&#8217;Europa, squilibrata in favore della spesa pensionistica, che, al netto dell&#8217;istruzione, ne costituisce oltre il 60 per cento, a fronte del circa 24% della sanità e dell&#8217;8,1% dell&#8217;assistenza. Dito puntato, soprattutto, sull&#8217;assenza di un mercato del lavoro aperto e trasparente e di adeguati dispositivi di assistenza che, secondo il ministro, hanno portato a un utilizzo «paternalistico e assistenzialistico di strumenti che, invece, dovrebbero avere natura temporanea e limitata alla mobilità e al reinserimento lavorativo della persona».</p>
<p>Di qui, quindi, una radicale riforma del sistema, che parte da un drastico innalzamento dei tassi di occupazione regolare, principalmente donne, giovani e over 50enni. Che porterebbe, anche, un ulteriore effetto benefico. Così, infatti, precisa Sacconi, «si allargherebbe la base dei contribuenti, che concorrerebbero così, attraverso la partecipazione al mercato del lavoro regolare, a sostenere il nuovo modello sociale».</p>
<p>Spazio, poi, all&#8217;ingresso immediato nel mondo del lavoro dei giovani e incentivi per percorsi scolastici privi di ritardi e per chi, durante la fase degli studi, inizia piano piano a inserirsi nel mondo del lavoro. Disco verde anche per un rilancio dei fondi privati, incentivando sia lo sviluppo della previdenza complementare sia i fondi sanitari integrativi del servizio pubblico. Senza dimenticare, infine, gli investimenti nella ricerca medica, partendo dal valorizzare la figura del dottore. Poi favorire il più possibile la creazione di nidi aziendali, servizi condominiali o interfamiliari a tutela delle mamme e dei loro bambini. Nuove forme di assistenza e cura, anche, per le persone anziane e disabili, che, in Italia, superano i 2,5 milioni di individui e, di questi, circa 900mila sono di fatto confinati in casa vivendo in strutture che, per le barriere architettoniche esistenti, non consentono loro di spostarsi.</p>
<p>articolo a cura di Claudio Tucci, <a title="IlSole24ore.com" target="_blank" href="http://weblog.infojobs.it/www.ilsole24ore.com">www.ilsole24ore.com </a>
</p>
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		<title>Clima in ufficio: come sopravvivere al lavoro con i «capi diabolici» e i «colleghi bastardi»</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 11:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[I titoli non usano perifrasi, vanno dritti al problema subito in copertina: si parla di capi diabolici a cui sopravvivere, di testa a testa con boss bastardi. E c&#8217;è perfino il &#8220;metodo antistronzi&#8221; del serafico professor Robert I.Sutton, che, esauriti i consigli da leggere su carta stampata si esplica su un blog, disponibile anche in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I titoli non usano perifrasi, vanno dritti al problema subito in copertina: si parla di capi diabolici a cui sopravvivere, di testa a testa con boss bastardi. E c&#8217;è perfino il &#8220;metodo antistronzi&#8221; del serafico professor Robert I.Sutton, che, esauriti i consigli da leggere su carta stampata si esplica su un blog, disponibile anche in versione italiana ufficiale.<br />
Nelle librerie, sugli scaffali di lavoro e management da qualche tempo imperversano i volumi che descrivono ambienti di lavoro difficili, capi ingiusti e nevrotici, colleghi invidiosi e malevoli. Si tratta perlopiù di titoli tradotti dall&#8217;inglese, spesso un po&#8217; ingenui e approssimativi per chi è abituato a districarsi fra le raffinate tresche da corte medicea delle aziende nostrane, quindi non è un lettore di bocca buona.<br />
Evidentemente, però, per questi temi d&#8217;importazione uno spazio di mercato nazionale c&#8217;è, se In Italia nascono addirittura collane ad hoc come la &#8220;Resistenza umana&#8221; di Guerini&#038;Associati, e con potenzialità interattive, visto che l&#8217;editore si è dotato subito di unblog, lo slogan è da carosello vintage : &#8220;contro il logorio dell&#8217;ufficio moderno&#8221;, per raccogliere le esperienze e i commenti dei lettori. Altro terreno tutt&#8217;altro che inesplorato: la blogosfera è sovrappopolata di diari spontanei o professionali dedicati alla vita d&#8217;ufficio: a si va da &#8220;Pezzi d&#8217;ufficio&#8221; ai diari di settore come la comunicazione in Cosafaicopy, le Hr di Lamiacarriera.it o il callcenter di Fedora</p>
<p>Su Jobtalk, del resto, il tema che ha appassionato e scaldato di più la community, sia i &#8220;lurker&#8221;, ovvero i visitatori fedeli ma silenti e non avvezzi alla scrittura sia i visitatori dal commento facile e meditato, nelle ultime settimane è stato il clima in azienda. Il dibattito è partito da un post su chi sia, in generale, il primo responsabile del &#8220;meteo&#8221; tra le scrivanie: se i capi, con lo stile di leadership o i dipendenti e collaboratori con il loro modo di relazionarsi quotidiano tra colleghi e con il lavoro, e su quanto un buon ambiente influisca, a conti fatti, sui risultati dell&#8217;azienda.<br />
Una risposta in merito c&#8217;è. Arriva, stavolta, dal Regno Unito, e da una ricerca di Hay Group, società di consulenza manageriale specializzata negli studi sulla leadership, spesso messi direttamente in rapporto con la performance. Vi si legge che quest&#8217;ultima, secondo 2800 capi d&#8217;azienda di tutti i settori, è determinata almeno per un terzo da un clima di lavoro positivo. Ma che il 59% degli uomini o donne al comando ammette la propria incapacità di stabilire un ambiente sereno e motivante. La cifra si divide tra un 43% di coloro che sono consci di non motivare abbastanza il proprio staff e un rimanente 16% che dichiara di riuscire, al massimo, a garantire un ambiente d lavoro &#8220;neutro&#8221;, non negativo ma nemmeno esaltante.<br />
Il risultato è considerato dagli analisti di Hay con preoccupazione, soprattutto in un momento di congiuntura economica sfavorevole come quello attuale in cui, nota il responsabile del talent management di Hay nel Regno Unito Chris Watkin, &#8220;valorizzare al massimo la motivazione e l&#8217;iniziativa diventa cruciale&#8221;. In sterline, dicono i ricercatori, il problema costa 8.5 miliardi all&#8217;anno in termini di mancati profitti a solo settore dei servizi finanziari britannici. Se dunque sarà il mercato, alla fine della partita del business, a condannare e a rimuovere il boss &#8220;bastardo&#8221; e orientato a comandare la squadra dividendo e aizzando i giocatori, il segreto del capo abile nel creare un clima gradevole e motivante è usare non uno, ma più stili di leadership in combinazione tra loro e secondo la necessità.<br />
Così dicono di fare, appunto, coloro che riescono a influire positivamente sulla vita del loro ufficio, ottenendo buone performance. Approccio collaborativo, affilliativo ovvero responsabilizzante e mediatore, ispirato al coaching, cioè basato sulla guida e l&#8217;ascolto e infine, uno stile visionario (innovativo-ispiratore), sono la combinazione scelta dal 70% dei bravi capi , contrapposti allo stile solo autoritario -direttivo e/o individualistico di quelli che ammettono, da soli, la propria inadeguatezza.<br />
a cura di Rosanna Santonocito, <a target="_blank" href="http://weblog.infojobs.it/www.job24.ilsole24ore.com">www.job24.ilsole24ore.com</a>
</p>
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		<title>Continua a diminuire la disoccupazione, ma cresce la fascia di &#8216;&#8217;inattivi'&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 12:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
		
	<category>Lettere di presentazione - Tipologie</category>
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		<description><![CDATA[Dopo la fase di crescita degli ultimi anni, nel 2007 rallenta il mercato del lavoro in Italia. Poco più di un milione e mezzo i disoccupati, circa un milione in meno rispetto a 10 anni prima.

ROMA - Dopo la fase di crescita degli ultimi anni, nel 2007 rallenta il mercato del lavoro in Italia. Continua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo la fase di crescita degli ultimi anni, nel 2007 rallenta il mercato del lavoro in Italia. Poco più di un milione e mezzo i disoccupati, circa un milione in meno rispetto a 10 anni prima.<br />
</strong><br />
ROMA - Dopo la fase di crescita degli ultimi anni, nel 2007 rallenta il mercato del lavoro in Italia. Continua a diminuire la disoccupazione, ma questo non corrisponde ad un aumento del numero degli occupati, a crescere è invece il tasso di inattività. Lo rivela il rapporto annuale Istat 2007. Secondo l&#8217;istituto di statistica l&#8221;occupazione è cresciuta lo scorso anno ad un ritmo dimezzato rispetto al 2006, concentrandosi soprattutto nelle regioni del Nord dove per i due terzi l’espansione è dovuta alla forza lavoro straniera. Nel 2007 il tasso di attività si attesta infatti al 62,5% contro il 70,5% che si registra invece nell’Europa a 27. A due anni dal traguardo fissato per il 2010 sembra quindi difficile per l’Italia riuscire ad onorare gli impegni fissati a Lisbona.</p>
<p>La disoccupazione continua comunque a scendere, con un ritmo costante che va avanti ormai dal 1999. Un calo che tende a rafforzarsi a partire dal 2004. Nel 2007 i disoccupati in Italia erano poco più di un milione e mezzo, circa un milione in meno rispetto a dieci anni prima. Il fenomeno non interessa però soltanto il nostro paese, anche nell’Ue il rapporto tra le persone in cerca di impiego e le forze lavoro è sceso dal 9% del 2004 al 7,1% del 2007. Ma se negli altri paesi europei il restringersi dell’area di disoccupazione corrisponde a una minore inattività, questo non succede in Italia dove a partire dal 2003, la diminuzione dei disoccupati non si è accompagnata ad un aumento significativo dell’occupazione. A crescere è stata invece la fascia di inattività.<br />
Tra le persone con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni infatti, gli inattivi sono aumentati fino al 2005, con un lieve calo nel 2006 e una ripresa nell’ultimo anno. Tra gli inattivi l’Istituto di statistica distingue due tipologie di persone. Una distante dal mercato del lavoro costituita da chi non è disponibile né interessato a lavorare, come i pensionati e i giovani studenti, l’altra composta invece da soggetti a vario titolo disposti a lavorare e che rientrano quindi nella cosiddetta &#8220;zona grigia”. Nel 2007 facevano parte di quest’area circa tre milioni di persone, 318 mila in più rispetto al 2004. Il fenomeno è localizzato nove volte su dieci nel Sud Italia e riguarda per due terzi le donne. (ec)<br />
<em>Fonte ISTAT</em>
</p>
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		<title>Lavoro sedentario danneggia la salute</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 09:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[Stare sempre seduti è come fumare o mangiare male. Necessario alzarsi spesso dalla scrivania.
La palestra non basta a compensare un lavoro sedentario. È cosa appurata e scontata: rimanere seduti davanti alla scrivania tutto il giorno non giova alla salute. La novità, evidenziata da nuovi studi australiani condotti su un campione di 168 persone, è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Stare sempre seduti è come fumare o mangiare male. Necessario alzarsi spesso dalla scrivania.</em></p>
<p>La palestra non basta a compensare un lavoro sedentario. È cosa appurata e scontata: rimanere seduti davanti alla scrivania tutto il giorno non giova alla salute. La novità, evidenziata da nuovi studi australiani condotti su un campione di 168 persone, è che anche mezz&#8217;ora di palestra al giorno può non essere sufficiente a compensare i danni apportati al corpo dall&#8217;assenza totale di moto durante la giornata.</p>
<p>(Reuters)<br />
<strong> PICCOLI MOVIMENTI AIUTANO</strong> - Un gruppo di ricercatori australiani delle università di Melbourne e del Queensland ha paragonato gli effetti della vita sedentaria a quelli del fumo e dell&#8217;alimentazione-spazzatura, ovvero incremento del rischio di diabete, del livello di trigliceridi nel sangue e di conseguenza di malattie cardiache e infarti. Fortunatamente rimediare ai danni causati dall&#8217;inattività è molto semplice e non comporta un impegno eccessivo. È sufficiente evitare di stare fermi per periodi prolungati, alzarsi spesso e fare anche piccole camminate all&#8217;interno dell&#8217;ufficio o di casa: per esempio basterebbe comunicare con i colleghi vis à vis anziché usare la posta elettronica o la chat, tenere la stampante lontano dal tavolo in modo da dover compiere una breve passeggiata ogni volta che si stampa un documento, alzarsi e gironzolare avanti e indietro quando si è al telefono, ecc. Al di là dei consigli, parlano chiaro i risultati dei test condotti su 168 lavoratori sedentari: indipendentemente dall&#8217;esercizio fisico compiuto al di fuori dell&#8217;orario di lavoro, gli indici di massa corporea e i livelli ditrigliceridi e glucosio nel sangue sono più bassi nelle persone abituate a fare più pause dalla scrivania.</p>
<p><strong>UN FENOMENO DA APPROFONDIRE</strong> - Il progetto australiano «Stand Up Australia» ha richiesto ulteriori finanziamenti al governo per approfondire lo studio sull&#8217;impatto della vita sedentaria sulla salute e sulla produttività dei lavoratori. Ad occuparsi del dilagante fenomeno dei lavori sedentari sono anche recenti studi americani, secondo cui il metabolismo del corpo umano brucia il doppio delle calorie nel solo sforzo di alzarsi in piedi, rispetto a quanto consuma in posizione seduta. E tenere eretto un corpo comporta comunque un discreto sforzo energetico da parte dei muscoli.</p>
<p><strong>FITNESS AL LAVORO</strong> - Nell&#8217;interesse del lavoratore sedentario, che spesso non ha tempo e voglia di dedicarsi a intense attività fisiche post-lavoro per rimediare alle giornate passate in ufficio, gli scienziati propendono quindi per l&#8217;incoraggiamento di un&#8217;attività fisica ti tipo leggero ma costante nell&#8217;arco della giornata piuttosto che di attività intensive concentrate a fine o inizio giornata come il jogging o la bicicletta.</p>
<p><em>Articolo di Valentina Tubino</em></p>
<p>Tratto da <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/">http://www.corriere.it/</a>
</p>
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		<title>LAVORO:Migliora la situazione per le donne Italiane, ma sotto media UE</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 16:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[Bruxelles, 23 gen. (Apcom) - L&#8217;unico aspetto consolatorio è che in Italia la differenza di salari, tra uomini e donne, è tra le più basse d&#8217;Europa. Per il resto la situazione femminile sul mercato del lavoro italiano non è ancora al passo con quella dei paesi più avanzati, e spesso presenta indicatori sotto la media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles, 23 gen. (Apcom) - L&#8217;unico aspetto consolatorio è che in Italia la differenza di salari, tra uomini e donne, è tra le più basse d&#8217;Europa. Per il resto la situazione femminile sul mercato del lavoro italiano non è ancora al passo con quella dei paesi più avanzati, e spesso presenta indicatori sotto la media Ue: l&#8217;occupazione è cresciuta dal 41,1% del 2001 al 46,3% nel 2006, contro una media del 57,2%, e il divario con quella maschile è ancora del 24,2%, contro una media del 14,4%. Ancora più negativo il quadro per le lavoratrici anziane, al 21,9%, contro il 34,8% Ue, e per quelle part-time, che sono il 26,6%, a fronte del 46,2% della Germania. E&#8217; quanto emerge da uno studio della Commissione europea, che spiega come il lavoro femminile abbia raggiunto in quantità, ma ancora non in qualità, quello maschile.</p>
<p>Se da una parte, quindi, il tasso di disoccupazione delle italiane è molto migliorato negli ultimi 5 anni, passando dal 13% all&#8217;8,8%, ossia appena meno del 9% medio, il &#8216;gap&#8217; con quella maschile rimane del 3,4%, contro l&#8217;1,4% Ue, le donne restano in generale più penalizzate. Ad esempio, il numero di contratti a tempo determinato è del 15,8%, ossia il 4,6% in più rispetto agli uomini. Le donne restano poco rappresentate nei posti di potere: la loro presenza in politica è salita dal 12% del 2004 al 17% del 2007, ma resta ben al di sotto di una media - anch&#8217;essa deludente - del 23%. In aumento la percentuale di donne manager, passate dal 2001 al 2006 dal 17,8% al 32,9%, ossia un po&#8217; al di sopra del 32,6% medio.</p>
<p>Il tasso di occupazione cala a seconda che le donne italiane tra i 25 e i 49 anni abbiano o meno dei figli, passando dal 66,7% al 54,6%, mentre quello degli uomini aumenta dall&#8217;80,7% al 93,8%. Infine, in Italia come nel resto d&#8217;Europa, le ragazze tra i 20 e i 24 anni sono più brave all&#8217;università e negli studi, con il 79,4% che ottiene diplomi e risultati, contro il 71,7% dei maschi.</p>
<p>&#8220;L&#8217;occupazione femminile è stata il principale fattore di crescita dell&#8217;occupazione in Europa negli ultimi anni&#8221;, si legge nel documento della Commissione, che aggiunge: &#8220;Tra il 2000 e il 2006 l&#8217;occupazione nei Ventisette è aumentata di circa 12 milioni di unità, di cui 7,5 milioni di donne. L&#8217;occupazione femminile è aumentata ogni anno, raggiungendo il 57,2% nel 2006, ossia 3,5% in più che nel 2000, portando l&#8217;obiettivo del 60% entro il 2010 a portata di mano&#8221;.</p>
<p>Tratto da:  <a target="_blank" href="http://www.tendenzeonline.info">http://www.tendenzeonline.info</a>
</p>
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		<title>Langue l&#8217;economia ma c&#8217;è più lavoro</title>
		<link>http://weblog.infojobs.it/langue-leconomia-ma-ce-piu-lavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 13:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[Si avvicina la fine dell&#8217;anno e qualche buona notizia ci scalda l&#8217;animo raggelato da una situazione politica confusa. Infatti il mercato del lavoro italiano continua a dare segni di dinamismo sorprendente, specie se i trend sostenuti dell&#8217;impiego vengono rapportati alle performance deboli dell&#8217;economia.
E nonostante la sinistra «di lotta e di governo» la definisca «precaria e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina la fine dell&#8217;anno e qualche buona notizia ci scalda l&#8217;animo raggelato da una situazione politica confusa. Infatti il mercato del lavoro italiano continua a dare segni di dinamismo sorprendente, specie se i trend sostenuti dell&#8217;impiego vengono rapportati alle performance deboli dell&#8217;economia.<br />
E nonostante la sinistra «di lotta e di governo» la definisca «precaria e cattiva occupazione». Non c&#8217;è dubbio: è vero che il Belpaese è lontano dall&#8217;aver risolto i suoi problemi e dall&#8217;essersi allineato con i target di Lisbona 2000; la situazione del Sud continua a rimanere seria nonostante che il tasso di disoccupazione si sia praticamente dimezzato; l&#8217;occupazione femminile è ancora troppo bassa anche a fronte di una crescita importante, specie nel caso delle lavoratrici over 50. Ma c&#8217;è anche una parte piena del bicchiere che solo i fanatici e i mentitori si ostinano a non vedere.<br />
Noi che studiamo a fondo i processi economici della nostra terra rileviamo che da otto anni il tasso di occupazione continua a migliorare ininterrottamente. Anche nel 2007 vi sono stati oltre 400mila occupati in più, appartenenti a tutte le tipologie di impiego «critiche», nel senso che è aumentato pure il lavoro delle donne, degli immigrati e degli anziani. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%. Ciò vuol dire, in pratica, che in almeno metà del Paese (nelle regioni del Nord la disoccupazione ha di poco superato il 3%) esiste una situazione di pieno impiego, dove l&#8217;offerta di lavoro non è in grado di soddisfare la domanda.<br />
Del resto a questa conclusione era già arrivato il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro nel 2006. «Anche nel 2006 il tasso di disoccupazione italiano si è ridotto portandosi sui minimi dai primi anni ottanta. La discesa della disoccupazione in corso ormai da diversi anni si conferma un fatto di natura strutturale». La riduzione della disoccupazione registrata nel 2006 - proseguiva il rapporto - è stata tale da intaccare anche lo stock di disoccupati di lunga durata, anche nel Sud dove questi rappresentano uno zoccolo duro della disoccupazione totale&#8230; Nelle regioni del Nord si è concentrata la domanda di lavoro. Occorre invece sottolineare che la diminuzione di persone in cerca di occupazione nelle regioni meridionali è legata prevalentemente ad una sostanziale stagnazione dell&#8217;offerta di lavoro». Inoltre l&#8217;Italia ha fatto notevoli passi in avanti sul fronte della riduzione della rigidità del mercato del lavoro e a questa maggiore flessibilità è corrisposto un forte incremento dell&#8217;occupazione. Se si considera il tasso di occupazione dal 1997 al 2006 si vede che siamo cresciuti dal 51,5% al 58,4%. Si deve riconoscere, allora, che a qualcosa sarà pur servita quella legislazione del lavoro più moderna ed innovativa che ha preso avvio dal Pacchetto Treu del 1997 per arrivare - lungo una linea di assoluta continuità, visibile ancorché vilmente negata - alla legge Biagi.</p>
<p>tratto da <a target="_blank" href="http://weblog.infojobs.it/www.iltempo.it">www.iltempo.it</a> del 29/12/02007
</p>
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		<title>In questo mondo libero?</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 13:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Lavoro e dintorni</category>
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		<description><![CDATA[In un mondo libero si presuppone che l&#8217;individuo possa scegliere di quale destino rendersi partecipe o, perchè no, vittima.
In un mondo libero il gioco delle parti dovrebbe portare alla soddisfazione, magari dolorosa e faticosa, delle proprie esigenze primarie.
In un mondo libero trova applicazione la Dichiarazione dei diritti dell&#8217;Uomo.
&#8220;In questo mondo libero&#8221; di Ken Loach accade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo libero si presuppone che l&#8217;individuo possa scegliere di quale destino rendersi partecipe o, perchè no, vittima.<br />
In un mondo libero il gioco delle parti dovrebbe portare alla soddisfazione, magari dolorosa e faticosa, delle proprie esigenze primarie.<br />
In un mondo libero trova applicazione la Dichiarazione dei diritti dell&#8217;Uomo.<br />
&#8220;In questo mondo libero&#8221; di Ken Loach accade l&#8217;esatto opposto.</p>
<p><img src="http://media.delcinema.it/images/2007/08/30/medium_it_s_a_free_world.jpg" align="middle" /><br />
 <br />
Struggente e necessario film del &#8220;kennediano&#8221; regista (kennediano almeno per aver fatto suo l&#8217;assunto dell&#8217; &#8220;I care/ Accade quindi mi riguarda&#8221;), racconta dello sfruttamento operato, per astrazione, dal mondo occidentale nel mondo del lavoro.<br />
 <br />
Angie è una giovane donna divorziata con un figlio undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da un&#8217;agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell&#8217;Est, Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all&#8217;amica Rose crea un&#8217;agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con la realtà dell&#8217;immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte che non andranno tutte nella stessa direzione.<br />
E&#8217; un &#8216;mostro&#8217; che sembra non accorgersi di esserlo. In lei convivono il bisogno di riscatto, la generosità e la più fredda e letale determinazione; in lei convergono la bieca tensione al profitto e la mancata osservazione del motto &#8220;non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te&#8221;.<br />
Importante sottolineare che ancora più mostruosa appare perchè donna e quindi iconograficamente pensata come depositaria di un&#8217;Umanità che dovrebbe esulare da tutto il resto.<br />
 <br />
 <br />
Sì, un film necessario, che necessariamente vi consigliamo,<br />
Non solo perché ancora una volta un grande regista ha saputo dipingere una realtà fuori da ogni possibile supposizione, ma anche per comprendere dove non vorremmo mai che si arrivasse.
</p>
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		<title>Ecco a voi come affrontare un colloquio!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 16:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Colloquio - Come prepararlo</category>
	<category>Colloquio - Durante</category>
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		<description><![CDATA[I) Fate una buona &#8220;prima impressione&#8221;.
“You never have a second chance to make a first impression”, dicono gli americani,   ed è drammaticamente vero. La prima impressione che avrete creato nel vostro interlocutore vi resterà sempre appiccicata   addosso: che si tratti di vostra moglie o marito, o del vostro capo, sicuramente chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I) Fate una buona &#8220;prima impressione&#8221;.</p>
<p>“You never have a second chance to make a first impression”, dicono gli americani,   ed è drammaticamente vero. La prima impressione che avrete creato nel vostro interlocutore vi resterà sempre appiccicata   addosso: che si tratti di vostra moglie o marito, o del vostro capo, sicuramente chi vi sta vicino ricorderà le sensazioni   che gli avrete suscitato nei primissimi momenti della vostra conoscenza, (e sarà sempre pronto a rinfacciarvi “L’avevo   intuito subito, che eri un gran&#8230;”).  Vi sono alcuni accorgimenti ovvi, ma importanti, come il non arrivare in ritardo e non presentare ansimanti una mano   sudaticcia per non creare un’impressione sfavorevole, ma vi è in generale la prima “fase” del colloquio da preparare con   cura. Un colloquio ha infatti, abitualmente, quattro fasi: il “warm up”, o riscaldamento, l’esame del candidato, il   “controesame” da parte del candidato, e la chiusura. Il “warm up” può durare 2-3 minuti, contro i 20 dell’esame, i 10 del   controesame ed i 4-5 della chiusura, ma questi due minuti possono influenzare enormemente il prosieguo. In circa un terzo dei   colloqui, infatti, la brava Margherita avrà già “segato” mentalmente il candidato dopo i convenevoli: e solo in qualche raro   caso farà poi marcia indietro a fronte di una più analitica valutazione. Per fare un buon “warm up” dobbiamo farci vedere da   subito tranquilli, curiosi e affidabili, ma dobbiamo anche cercare di stabilire una buona intesa personale con il   selezionatore. Senza fare i ruffiani, un sorriso sincero, una battuta, una osservazione che sdrammatizza il colloquio sono   sempre gradite: se il candidato è teso, anche il selezionatore non si rilassa, non si “gode” il colloquio. Bastano poche   chiacchiere per dimostrare che siamo persone aperte e disponibili, e il vostro interlocutore ve ne renderà merito. I   convenevoli devono essere brevi, però, perché altrimenti il selezionatore penserà che vogliamo tergiversare, o che siamo dei   chiacchieroni.</p>
<p>II) Preparatevi sui vostri punti deboli</p>
<p>La seconda parte del colloquio è, non nascondiamolo, un esame vero e proprio. Le   vostre competenze e la vostra personalità saranno scandagliate a fondo, in cerca di eventuali carenze. Poiché nessuno di noi   è perfetto, qualcosa di spiacevole affiorerà, che noi ce ne accorgiamo o meno: il problema è come far si che il selezionatore   non giudichi la nostra persona nel suo complesso alla luce dei punti deboli, ma arrivi a considerarli dei “nei” di secondaria   importanza. Come fare? La risposta è, apparentemente, semplice: giocando d’anticipo, riconoscendo le nostri eventuali lacune,   inquadrandole nella loro vera luce, e dimostrando come siamo riusciti a compensarle. Guai a negare l’esistenza di punti   deboli (“Io le sembro un pò aggressivo? Ma lei si è bevuto il cervello !”) , e guai anche a cercare di rigirare la frittata   (“Voti bassi all’università? Ma io mica studiavo per il voto !”). Vediamo qualche esempio di come trarsi d’impaccio:  “Dice che sembro un pò aggressivo, un pò drastico nei giudizi? Si, può darsi che dia questa impressione: il fatto è che   apprezzo molto la chiarezza. So che i compromessi spesso sono indispensabili, ma anch’essi, per essere efficaci, devono   nascere (è una mia opinione, per carità) da un confronto duro, esplicito. Sono magari molto pignolo, analitico, dubbioso   nella fase di studio dei problemi, ma una volta fattami un’opinione e presa una decisione, mi piace andare fino in fondo. So   che rischio di perdere delle sfumature, ma questo mi ha consentito, finora, di raggiungere tutti i traguardi che mi sono   prefisso. Certo, ora sto per entrare in un mondo che non conosco, e dovrò imparare tutto: la mia spavalderia dovrò metterla   nel cassetto per un bel pò. Del resto, se chiedesse di me a chi mi conosce, mi definirebbero forse impetuoso, ma aggressivo   no, credo proprio di no”.  “Si, il voto di laurea non è granché. Non cerco scuse: non ho né lavorato per mantenermi agli studi, né fatto alcunché di   memorabile nel frattempo. Il fatto è, lo confesso, che i miei primi anni di università sono stati dedicati più al   divertimento che allo studio. C’è chi matura prima, e chi dopo, e io appartengo a questa seconda categoria. Mi sono   “svegliato” negli ultimi due anni, quando finalmente ho cominciato a pensare al futuro e a comportarmi come una persona   adulta: ho recuperato gli esami arretrati, ho cercato di migliorare la media e soprattutto di fare una buona tesi, e credo di   esserci riuscito. Soprattutto ho capito di essere stato a un passo dal perdere il treno, per superficialità, ed è un rischio   che non voglio più correre. In questi due anni ho avuto la conferma che se mi impegno ottengo risultati di valore, e voglio   sfruttare in pieno le mie possibilità. Come consolazione, devo dire che nei primi anni, se ho certamente studiato poco, ho   però avuto esperienze così diverse che mi hanno insegnato tante piccole cose che scopro non essere inutili.”  “No, non so il tedesco. Tre parole al massimo. Se per questo lavoro è indispensabile parlarlo bene da subito, io non sono la   persona che fa per voi. Se invece all’inizio l’inglese può bastare, penso che sei mesi mi basteranno per imparare il minimo   indispensabile: potrò ad esempio passare le vacanze in Germania in una scuola. So di non avere problemi a imparare le lingue,   altrimenti io stessa non mi sbilancerei. Se sono riuscita ad amare il greco, al liceo, non sarà una lingua moderna a   spaventarmi. Con l’inglese non ho avuto problemi, e con il francese me la cavo: datemi sei mesi e chiacchiereremo   tranquillamente in tedesco.”  “Timido? Io, timido? Beh, di natura, è vero, sono un pò timido. Da piccolo lo ero parecchio, ma poi, per amore o per forza,   sono cambiato. Vede, io ho risieduto in tre città negli ultimi dodici anni. Ho dovuto cambiare tre volte le amicizie,   ricostruire tutti i rapporti: ho dovuto per forza buttare a mare la timidezza, non sarei sopravvissuto. Inoltre, come avrà   letto, a tempo perso mi sono occupato di volontariato, organizzando servizi, chiedendo finanziamenti, operando direttamente   per il recupero dei tossicodipendenti. Non è un mondo in cui i timidi possano sopravvivere, glielo assicuro. Posso definirmi   un ex-timido, che ha imparato a non tirarsi mai indietro quando bisogna farsi riconoscere ed anche rispettare. Sono contento   di questo, anche se forse un “look” da timido non l’ho ancora perso del tutto”.  Insomma, per non farsi etichettare in base ai propri apparenti punti deboli, occorre:  a) prevedere che ci venga richiesto di parlarne b) ammetterne serenamente la plausibilità c) inquadrarli in un’ottica più vasta d) dimostrare come, essendone consapevoli, abbiamo già noi stessi individuato gli antidoti ai potenziali rischi che questi   handicap rappresentano.</p>
<p>III) Informatevi sull&#8217;azienda.</p>
<p>Quando la nostra Margherita Pizza si sarà fatta un’idea abbastanza precisa di ciò che siete, e   di quali siano le vostre motivazioni, tirerà un bel sospiro stiracchiandosi sulla sedia e socchiudendo gli occhi. È il   segnale che la fase “2” del colloquio, quella dell’esame, è finita, e la palla passerà a voi, con la rituale domanda “Bene.   Ora, ha lei qualche domanda da fare?” Il modo più sicuro di rovinare un colloquio è dire, con uno stolido sorriso, “Ehm,   no&#8230; non mi viene in mente niente”. Il selezionatore, mentalmente, vi spedirà immediatamente all’inferno, girone degli   ignavi, o nel limbo dei senza personalità.  Vedremo più oltre alcune domande che potrete rivolgere, tanto per avere informazioni utili quanto per contribuire a costruire   un’immagine positiva di voi; fin d’ora sappiate che, quanto più disinformati sarete sull’azienda e sul business, tanto più   anonima e scipita sarà la discussione, che vi relegherà nella veste passiva dell’ascoltatore o vi esporrà a brutte figure   (per ogni uomo d’azienda, la sua azienda è l’ombelico del mondo, e si stupirà alquanto per la vostra ignoranza). Ricordate   sempre che uno dei vostri obiettivi, nel colloquio, è di abbattere la distanza tra voi e il selezionatore, e di scrollarvi di   dosso l’immagine di studente inesperto del mondo. Migliore figura farete, ad esempio, se direte: “le riassumo le informazioni   che posseggo sulla vostra azienda, e l’immagine che, superficialmente, me ne sono fatto: me le può per favore correggere e   integrare?” E a questo punto dovete partire, senza farla troppo lunga, dal mercato e dal contesto competitivo di riferimento   (concorrenti, regole del gioco, posizionamento), citare ciò che sapete delle dimensioni, struttura e prodotti dell’azienda,   accennare ai cambiamenti che nel business stanno avvenendo, e (solo se avete qualche spunto significativo) accennare a come   “vedete voi le cose” per l’azienda in questione. Su questa base, il dialogo proseguirà “alla pari”, e il selezionatore avrà   l’impressione di confrontarsi con una persona che sa quello che vuole, sa programmarsi, sa informarsi prima di parlare, e   infine sembra già un pò “di casa” in azienda. Informarsi sulla vita delle grandi aziende non è difficile, mentre per quelle   medie dovrete rivolgervi alla stampa specializzata o alle associazioni di categoria (o, meglio, fare un “tam tam” per   conoscere qualcuno che ci lavora). Sarà forse un po&#8217; complicato, ma ne vale sicuramente la pena: in particolare per le   aziende meno note, incontrare una persona informata sulla loro situazione fa sempre colpo.</p>
<p>IV) Tranquilli e sorridenti.</p>
<p>Non preoccupatevi se siete un po’ nervosi prima del colloquio: un buon selezionatore saprà   mettervi a vostro agio e instaurare un clima disteso. É importante che voi contribuiate: un sorriso e un atteggiamento sereno   dimostrano che sapete reggere bene lo stress; e inoltre, chi assumerebbe un musone come collega? Attenzione però che la   tensione è anche un indispensabile meccanismo di difesa, che consente di mobilitare e sfruttare al massimo tutte le proprie   risorse. Chi si lascia andare, e passa a un atteggiamento troppo rilassato, dimostra scarsa “tenuta” e spesso finisce per   commettere errori. Essere disponibili e sereni non significa perdere il controllo costante della situazione.</p>
<p>V) Né ingenui, né atteggiati, né eccessivi.</p>
<p>Essere sinceri e dare fiducia all’interlocutore non significa dimostrarsi   ingenui: non state conversando né confidandovi, ma state parlando con un obiettivo preciso e con una persona che vi   giudicherà anche per il modo in cui perseguite questo obiettivo. Quindi, senza distorcere i fatti, avete una buona occasione,   parlando di voi stessi, di dimostrare come sapete cogliere e dominare la complessità del reale, e come sapete analizzare e   interpretare i fatti con realismo e senso dell’opportunità. Chi sa vendere bene se stesso saprà vendere bene anche l’azienda   in cui lavora. Soprattutto, però, evitate di atteggiarvi a ciò che non siete: chi posa da grande manager a 24 anni, chi vuole   comunque recitare un ruolo più grande di sé, chi, in generale, con atteggiamenti supponenti o seduttivi mira a far colpo sul   selezionatore, andrà incontro a una garbata presa in giro da parte di quest’ultimo e spesso non se ne accorgerà neppure. È   inoltre buona norma evitare di dare giudizi o fare affermazioni estremistiche, drastiche o troppo originali. Forse non è   bello, ma le aziende amano più i toni sfumati che quelli troppo vividi, e apprezzano l’equilibrio più che la provocazione   foss’anche geniale. Tenete sotto controllo, quindi, i superlativi, i punti esclamativi ed i pugni sul tavolo.</p>
<p>VI) Pensate positivo, creativo e concreto.</p>
<p>Ma quali sono le caratteristiche più importanti che le aziende cercano nei futuri   collaboratori? Che immagine di sé bisogna cercare di dare? Ovviamente ogni posizione da coprire, ogni azienda e ogni   selezionatore avranno le loro preferenze soggettive, ma c’è un requisito che è assolutamente universale: sul lavoro ci vuole   gente che parli poco, e tiri la carretta. Tutti i capi, nessuno escluso, vogliono innanzitutto al loro fianco persone   concrete, propositive e attive, che pensino a come risolvere i problemi, e non a commentarli o a complicarli. Meglio una   persona semplice ma affidabile, che un intellettuale pigro. Per cui, nel colloquio bisogna assolutamente evitare di sembrare   lamentosi, teorici, passivi. Mai dare la colpa dei propri eventuali insuccessi a qualcun altro; mai fare commenti fatalisti o   manifestarsi egoisti, cavillosi, burocrati o scaricabarile: la generosità in azienda forse non sempre viene premiata, ma   sempre viene richiesta. Meglio sembrare un po&#8217; arruffoni, che di manica stretta: se volete entrare in azienda, sulla vostra   fronte deve esserci scritto col sangue “io non mi tiro indietro</p>
<p>VII) Parlate, per favore.</p>
<p>Guai se il colloquio diventa un interrogatorio, con un selezionatore progressivamente sempre più   nervoso che fa domande, e un selezionato sempre più spaventato che risponde a monosillabi. Anche nella fase di “esame” il   colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto   farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi   circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Se non parlate, se rispondete come a un interrogatorio, se non   prendete mai l’iniziativa del discorso, egli si farà di voi un’opinione mediocre o, peggio, nessuna opinione. Dunque,   motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto.   Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere   il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.</p>
<p>VIII) Attenti al linguaggio.</p>
<p>I rischi di incomprensione, nel colloquio, possono derivare o da un atteggiamento innaturale del   candidato, che proietta un’immagine falsata e quindi incomprensibile di sé, o da una marcata distonia di linguaggi tra   selezionatore e candidato.  Il primo, a volte, dimentica di avere a che fare con una persona che sa poco o nulla di “aziendalese”, mentre il secondo, a   volte, dà un’immagine di sé più immatura del necessario perché rimane legato a modi di esprimersi, a un gergo puramente   accademico e magari, in aggiunta, provinciale e ingenuo. Così, parlare di “ditta” quando si ha a che fare con una grossa   azienda, o dilungarsi sugli esami sostenuti o sui professori, allontanano psicologicamente chi parla dal selezionatore che   ascolta. È importante andare ai colloqui avendo ormai digerito un vocabolario aziendale essenziale: non è necessario sapere   con precisione che cosa sia la customer satisfaction, o la struttura a matrice, o gli stocks, il rischio di cambio, l’   engineering, le operations o il trade marketing, o molte altre cose ancora, ma dobbiamo essere in grado di capire più o meno   di che cosa si tratta, quanto meno per ciò che attiene il nostro campo d’interesse: un ingegnere può ignorare di che si   occupi la tesoreria, ma non che cosa sia l’handling, e viceversa per un laureato in economia. Altrimenti scivoleremo man mano   in quel mutismo così pericoloso di cui abbiamo accennato; se siamo colti alla sprovvista da qualche termine a noi ignoto,   piuttosto che annuire con aria ebete conviene chiedere, con un po&#8217; di faccia tosta “ma, nella vostra specifica realtà, che   cosa intendete esattamente con &#8230;?”.</p>
<p>IX) Tenete presente chi avete di fronte.</p>
<p>Il selezionatore è interessato quanto voi al buon esito del colloquio: deve trovare   qualcuno da assumere, e se quel qualcuno foste voi avrebbe terminato la sua fatica. Non è quindi un asettico esaminatore ed è   più un alleato che un nemico. Nulla quindi lo irrita più che un atteggiamento sospettoso o reticente da parte vostra: se   coglie paura, ambiguità o presunta “furbizia” nel vostro atteggiamento con lui, tenderà a pensare - e non a torto - che   queste siano le vostre caratteristiche in ogni tipo di rapporto interpersonale. Se vi fa domande “cattive”, che mirano a   mettervi in difficoltà, state tranquilli perché in linea di massima significa che il colloquio sta andando bene: i colloqui   più duri e aggressivi il buon selezionatore li fa con persone che interessano, mentre quelli rapidi e cortesi servono a   liquidare chi appare palesemente inadeguato.</p>
<p>X) La comunicazione non verbale: i vestiti, i gesti, la voce e lo sguardo</p>
<p>In un colloquio, non sono solo le parole che   contano: tutto il nostro corpo comunica, e non solo quello. Il nostro interlocutore ci ascolta anche con la vista e con il tatto (speriamo non con l’odorato!).  I nostri gesti, i nostri sguardi, il tono della nostra voce confermano, integrano o smentiscono le nostre affermazioni.  Il modo in cui siamo vestiti, in cui salutiamo, in cui stiamo seduti può contribuire in maniera determinante a formare il   giudizio su di noi. La nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale, in quanto più   istintiva; vediamo però alcuni semplici accorgimenti per non complicarci la vita:  Come vestirsi Negli USA esiste addirittura un libro (“Dress for success”) che spiega qual’è il modo migliore di vestirsi per   ogni incontro: quali calzini usare, quali cravatte etc.. Non esageriamo: però è indubitabile che la nostra immagine è data   anche dal nostro abbigliamento. In fondo, noi “scegliamo” di vestirci così. Per i colloqui, l’importante è dare, anche nel   look, una sensazione di affidabilità e serietà: la fantasia o originalità sono in questo caso degli “optional” a rischio.  Non bisogna vestire casual, perché si darebbe un’impressione di immaturità, ed è bene evitare accessori, trucco o colori   troppo vistosi; non è opportuno però neanche “invecchiarsi” troppo, indossando per l’occasione improbabili vestiti da   cinquantenni rimediati chissà dove. Alle ragazze è concessa ovviamente più libertà, ed è generalmente apprezzata una certa   eleganza, mentre i maschi sono più vincolati al “giacca e cravatta”, ed è bene che non abbiano un’aria troppo “perfettina”   (che rende antipatici), salvo che il colloquio avvenga in realtà che danno all’apparenza molta importanza (società di   consulenza, mondo della comunicazione, banche d’affari, etc..).  Oltre a ciò che indossate, badate a come lo indossate: niente vestiti troppo larghi e cascanti, niente colletti di cravatta   allentati, niente forfora sul bavero, niente lenti degli occhiali sporche: è un’appuntamento importante, chi ci arriva   trasandato sarà giudicato (non a torto) superficiale, disordinato o poco furbo.</p>
<p>tratto da <a target="_blank" href="http://www.sportellostage.it/candidati/consigli_affrontare_colloquio.htm#i">http://www.sportellostage.it/candidati/consigli_affrontare_colloquio.htm#i </a>
</p>
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		<title>WELFARE: le nuove regole per i lavoratori e i pensionati italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 10:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Il mondo del lavoro</category>
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		<description><![CDATA[ROMA - Eliminazione dello scalone, aumenti per le pensioni basse, limiti ai contratti a termine: lo scontro che da mesi tiene l&#8217;Italia sospesa sul futuro del welfare, prima tra imprese e sindacati e poi tra le parti sociali e il Parlamento, non cambia nella sostanza le principali riforme introdotte dal protocollo firmato a luglio da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ROMA</strong> - Eliminazione dello scalone, aumenti per le pensioni basse, limiti ai contratti a termine: lo scontro che da mesi tiene l&#8217;Italia sospesa sul futuro del welfare, prima tra imprese e sindacati e poi tra le parti sociali e il Parlamento, non cambia nella sostanza le principali riforme introdotte dal protocollo firmato a luglio da governo, Confindustria e confederazioni sindacali. Su previdenza e mercato del lavoro ecco quindi quali saranno le nuove regole per i lavoratori e i pensionati italiani.</p>
<p><strong>- CONTRATTI A TEMPO E PRECARIATO:</strong>Saltato il tetto degli otto mesi per la proroga ai contratti a termine, resta l&#8217;innovazione che limita il ricorso a queste forme di impiego: dopo un totale di 36 mesi i contratti a termine potranno essere temporaneamente rinnovati, solo per una volta e solo per un periodo di tempo massimo che nei prossimi mesi decideranno, insieme, tramite avviso comune, sindacati e imprese. Per firmare la proroga il lavoratore dovrà recarsi presso la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio con l&#8217;assistenza di un rappresentante sindacale. In caso di mancato rispetto della procedura o in caso di superamento dei termini stabiliti da contratto, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. Sempre in materia di lavoro viene abolito, cosìcome deciso in Commissione, il cosiddetto job on call anche se una deroga permette ai settori del turismo e dello spettacolo di farvi ricorso. Anche lo staff leasing è abrogato. Sul nuovo testo del governo saltano invece alcune innovazioni introdotte in Commissione sull&#8217;apprendistato mentre resta il finanziamento di 10 milioni, tra il 2008 e il 2009 per la formazione professionale.</p>
<p><strong>- LAVORI USURANTI:</strong> Sono stanziati 2,52 miliardi di euro per dare la possibilità nei prossimi dieci anni ai lavoratori impegnati in attività usuranti di andare in pensione in anticipo rispetto ai nuovi requisiti. Durante i lavori della Camera la Commissione aveva eliminato il riferimento che stabiliva il tetto di 80 notti per definire i lavori notturni usuranti ma il governo lo ha reintrodotto. Ora l&#8217;esecutivo si impegna però, con una delega, a definire nei dettagli quale sarà la platea dei lavoratori che rientreranno tra gli usuranti. Per farlo c&#8217;é una commissione presso il ministero del Lavoro che dovrà individuare i criteri con il concorso delle parti sociali. Il governo ha mantenuto la decisione della Commissione di sanzionare il datore di lavoro che ometta o menta su informazioni relativi all&#8217;individuazione dei lavori usuranti.</p>
<p><strong>- STRAORDINARI:</strong> Confermata l&#8217;abolizione della contribuzione aggiuntiva sulle ore di lavoro straordinario introdotta dalla Finanziaria 1996.</p>
<p><strong>- PENSIONI E SCALINI: </strong>La battaglia parlamentare non ha messo in discussione le innovazioni definite a luglio sulle pensioni. Nel 2008 si andrà in pensione di anzianità da lavoratori dipendenti a 58 anni di età e 35 di contributi invece dei 60 previsti dalla legge Maroni. Negli anni successivi l&#8217;età media aumenterà progressivamente, fino ad arrivare nel 2013 a &#8216;quota 97&#8242; tra età e contributi con età minima a 61 anni. Sempre sull&#8217;età pensionabile il governo ha deciso oggi che, entro un anno, emanerà altri decreti che terranno conto delle peculiarità di alcuni settori di attività e, in particolare delle &#8220;Forze armate e di polizia ad ordinamento civile e militare&#8221;. Entro febbraio, inoltre, il governo procederà alla predisposizione di un piano per razionalizzare gli enti previdenziali. Più tutele e garanzie sono previste per i lavoratori più giovani, con l&#8217;obiettivo di avere trattamenti pensionistici non inferiori al 60% dell&#8217;ultima retribuzione. I pensionati con più di 64 anni e redditi non superiori a 8.504 euro annui hanno diritto ad un&#8217;erogazione supplementare la cui entità è legata agli anni di contributi versati. Le pensioni variabili da tre a cinque volte il minimo (fino a 2.180 euro al mese) vengono indicizzate al 100% rispetto all&#8217;inflazione (prima era il 90%). Il nuovo welfare prevede anche la definizione di nuovi coefficienti (rivisti al ribasso, ma ancora non applicati) che si applicheranno dal 2010 e poi si rivedranno ogni tre anni. Ci sarà una commissione per proporre modifiche che tutelino le pensioni più basse e le carriere discontinue.</p>
<p><strong>- AUMENTO CONTRIBUTI E PRESTAZIONI PER I PARASUBORDINATI:</strong> Aumenteranno i contributi di un punto l&#8217;anno per i prossimi tre anni (ora sono al 23%).</p>
<p><strong>- AUMENTO INDENNITA&#8217; DISOCCUPAZIONE:</strong> L&#8217;indennità di disoccupazione sarà portata al 60% della retribuzione per i primi sei mesi, al 50% dal settimo all&#8217;ottavo mese e al 40% per i mesi successivi (dopo gli otto mesi per gli over 50).</p>
<p>Tratto da: <a target="_blank" href="http://www.ansa.it/">http://www.ansa.it/</a>
</p>
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		<title>&#8220;Giorni e Nuvole&#8221;:tra difficoltà nel ricollocamento professionale e affreschi del Boniforti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 09:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		
	<category>Lavoro e dintorni</category>
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		<description><![CDATA[Elsa e Michele sono una coppia felice.
Hanno una figlia che hanno aiutato a costruire i suoi sogni, una casa piccolo borghese molto grande, dove si raccolgono insieme ai grandi amici storici.
Elsa si è appena laureata in Storia dell&#8217;Arte con una tesi su uno splendido affresco del Boniforti che accompagnerà i protagonisti per tutta la durata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elsa e Michele sono una coppia felice.</p>
<p>Hanno una figlia che hanno aiutato a costruire i suoi sogni, una casa piccolo borghese molto grande, dove si raccolgono insieme ai grandi amici storici.</p>
<p>Elsa si è appena laureata in Storia dell&#8217;Arte con una tesi su uno splendido affresco del Boniforti che accompagnerà i protagonisti per tutta la durata del film, come una volta umanamente stellata che delicatamente ricorda a tutti quanta Bellezza possa esserci al mondo.</p>
<p>Michele, invece, è appena stato estromesso dall&#8217;azienda dai suoi stessi soci, a causa della poca competitività della sua condotta professionale. Detta in poche parole, Michele si rifiuta di tagliare indiscriminatamente il personale, così viene tagliato fuori!</p>
<p><img src="http://www.spaziofilm.it/img3/cover_dvd13/3953_home.jpg" /></p>
<p>Completamente incapaci di riorganizzarsi senza l&#8217;usuale massa di comfort materiali e non, i protagonisti perdono di definizione. Michele sfiora la depressione, Elsa trova il modo di sbarcare il lunario con lavori nettamente al di sotto della sua preparazione artistico-universitaria.</p>
<p>Abbandona, purtroppo, il restauro dell&#8217;affresco bonipertiano cui dedicava anima, cuore, vita e sonno e si trova alla periferia di Genova a vendere beni di largo consumo al telefono di un call center.</p>
<p>La definizione nuova avviene nel finale, quando i protagonisti riscoprono la Bellezza.</p>
<p>Albanese e la Muy sono eccellenti, nulla da eccepire; Soldini ci regala sempre sprazzi di depressione post anni &#8216;80 notevoli nel loro silenzio e nel buio che lasciano nelle pupille di chi osserva. Ma riteniamo anche che ci si debba anche guardare indietro: pensate a chi perde il lavoro e tirare alla fine del mese non  può vendere la barca o la casa di lusso (i cui introiti forse permetterebbero di NON lavorare affatto, ma non tutti i film devono essere realisti, verissimo!)</p>
<p>La novità sta nel riflettere la condizione dell&#8217;ex dirigente che trova difficoltà a ricollocarsi. Forse avremmo preferito un documentario su chi dirigente non è mai diventato.
</p>
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