E a voi….Piace lavorare?

Friday 18 May 2007 @ 9:48 am

Corre l’anno 2003 e Francesca Comencini, sorella della più celebre Cristina, gira un film-documento sul mondo del lavoro contemporaneo, “Mi piace lavorare”, con cui riesce a colmare un vuoto di informazioni artistico-mediatiche sul concetto-spesso abusato, siamo sinceri!-di Mobbing.

Affidandosi a facce comuni, ad attori provenienti dalla strada, eccezion fatta per Nicoletta Braschi-moglie di Roberto Benigni-, la regista dipinge un affresco estremamente realista dai contorni comunque risolutivi e ottimistici dello stato di precarietà che un’acquisizione aziendale da parte di una multinazionale può portare non solo nella vita professionale di un’impiegata “qualunque”, ma anche nella sua vita interiore e nei rapporti familiari.

In pillole, la trama di un film la cui visione vi consigliamo caldamente per la sua capacità di fornire uno spaccato chiaro, feroce e dolce ad un tempo, corrosivo e riflettente di una realtà che purtroppo contraddistingue molte situazioni professionali e, di conseguenza, individuali.

Anna è impiegata nel settore contabilità di un’azienda di Roma che viene acquisita da una holding. Il suo rapporto con i colleghi e con la sua professione riflette un equilibrio interno costruito a costo di sacrifici non raccontati: Anna infatti è madre di una bambina che sta crescendo senza la presenza paterna e il suo lavoro è ciò che le consente non solo di portare avanti un ménage familiare di non semplice gestione, ma non di meno la costruzione di una dimensione ex-familia.

Le regole del gioco cambiano.

Anna diventa ben presto oggetto di vessazioni continue. Le sue mansioni vengono cambiate da un giorno all’altro, le relazioni con i colleghi vengono volontariamente quasi del tutto annullate; in breve tempo Anna diventa una pedina da muovere e far roteare in vista di un obiettivo subliminale perseguito dai “piani alti”: fare in modo che lei stessa decida di andarsene.

Mobbing: creazione di un luogo di lavoro invivibile, violenze psicologiche, annullamento della personalità del lavoratore. Il fine? La persona “in esubero” deve arrivare al punto di dare le dimissioni affinché l’azienda non venga tacciata di eccessivi licenziamenti.

Torniamo al nostro film. Il punto di vista si sposta, o meglio confluisce, da quello professionale a quello personale: Anna si ammala di depressione, il carattere cambia, il rapporto con la figlia si deteriora. Toccante la scena in cui la protagonista non può assistere al saggio di danza della bambina perché convocata in direzione, dove la attende una lettera di dimissioni scritta direttamente dal suo superiore, che la accusa di mancato rispetto dei ritmi e dei tempi aziendali.

Sarebbe bello raccontarvi l’esito del film, ma non lo faremo….Attendiamo che lo vediate anche voi e che commentiate su queste pagine lo sforzo di una regista che ha lucidamente ritratto uno scorcio di vita moderna, il dramma di una donna le cui forze non reggono davanti ad un sistema che ha tra i capisaldi della sua stessa esistenza l’imprescindibile appiattimento dell’individuo di fronte a meccanismi numerici e-passateci il termine-numeranti.

Buona visione!

(immagine tratta da http://www.mymovies.it)

Friday 18 May 2007 @ 9:48 am |
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» 9 commenti a 'E a voi….Piace lavorare?'

  1. silvia dice:

    bello, io l’ho visto l’anno scorso quando andavo ancora a scuola e mi ha decisamente aperto gli occhi su quanto crudele e spietato possa essere il mondo del lavoro..
    quante volte i professori ci ripetevano che una volta fuori dalla scuola sarebbe stato ttt completamente diverso.. e io me ne sto accorgendo giorno x giorno, nn è 1 passeggiata!
    cmq davevro 1 bel film,guardandolo riesce a trasmettere lo stato d’animo della protagonista e come ho già detto t apre gli occhi!lo consiglio a ttt..ciau

    May 18th, 2007 at 11:20 am — Scrivi la tua opinione

  2. Vito Alessio Carrisi dice:

    Egregio responsabile ,

    Vorrei inserire in questo spazio un mio commento sul Vostro sito.

    Mi sento in dovere di fare un breve preambolo.
    La Infojob, propone ad un pubblico vasto una SERIE
    di proposte lavorative che vengono pubblicate dalle
    imprese che operano su tutto il territorio nazionale.
    L’utente del sito una volta individuata l’offerta
    lavorativa piu’ congeniale s’iscrive sia al sito sia
    alla stessa proposta accludendo i suoi dati personali ,il Cv,la lettera di motivazione ecc.ecc.

    A questo punto tiene d’occhio l’andamento della sua
    candidatura ecc.ecc.
    Scopre ben volentieri che alcune agenzie interinali gli propongono un colloquio e fin qui tutto scorre bene.

    ma…………………

    non tutto quello che luccica è oro. Purtroppo.

    Fine del preambolo.
    Inizio commento:

    Personalmente mi congratulo con i responsabili di Infojob per tutto quello che hanno realizzato.
    E vero lo slogan ” Non è mai stato cosi’ facile trovare lavoro”.

    Ma ……………………………….

    Siamo in Italia e , purtroppo ci sono dei gravi motivi che pregiudicano il rapporto tra lavoratore ed agente
    di agenzia.

    Vorrei che Infojob potesse dare spazio nel suo sito al giudizio di coloro che si trovano quotidianamente ad affrontare la realta’ lavorativa.

    Vi ringrazio per l’attenzione.

    Distinti Saluti.

    Vito Alessio Carrisi

    May 21st, 2007 at 16:41 pm — Scrivi la tua opinione

  3. Ada Polcaro dice:

    Ho lavorato, per 25 anni in Ospedale come Caposala, con compiti: organizzativi, amministrativi, direttivi, di controllo, ho fatto di tutto per il buon funzionamento dei reparti in cui ho lavorato. Ho considerato l’ambiente di lavoro come la mia casa, lavorando sempre con serietà ed eccessivo senso di responsabilità. Ho sempre considerato lo stipendio come un compenso del mio impegno di lavoro. Attualmente sono una pensionata pentita, il lavoro mi manca molto e per questo vorrei ricominciare a lavorare, anche se ho 52 anni, con la serietà ed il senso di responsabilità di sempre. Saluto cordialmente.

    May 22nd, 2007 at 20:57 pm — Scrivi la tua opinione

  4. maurizio dice:

    sono pienamente d’accordo con te’ Alessio ! Succede anche a me la stessa cosa !

    May 23rd, 2007 at 15:16 pm — Scrivi la tua opinione

  5. mary dice:

    ho visto il film…e diciamo che come tutti i film è un esasperazione della realtà…ma quale miglior metodo di esaltare la realtà, per far capire le condizioni di chi vive costantemente sottopressione nell’ambito lavorativo?
    comunque ricordo a chi legge o a chi si trova in queste condizioni…che la legge vieta il mobbing, che si può fare qualcosa per lavorare meglio, ma che bisogna avrene il coraggio, un po’ come denunciare gli usurai, io sono stata sia operaia che datrice di lavoro, e devo dire che non mi sarei mai sognata di vessare una dipendente per indurla ad andarsene, meglio parlare chiaro, si evitano un sacco di beghe, e da dipendente ho sempre messo in chiaro che sono per le cose eque, non per lo sfruttamento, così se il datore di lavoro mi prendeva sapeva benissimo che con me non si scherzava, che mi piace lavorare ma in modo giusto e tranquillo.
    comunque in bocca al lupo a tutti e a m e stessa

    May 27th, 2007 at 0:45 am — Scrivi la tua opinione

  6. Lela dice:

    Alessio…io sospetto che quelli dell interinali si prendano le tengenti…
    Scherzi + o - a parte, io trovo disgustoso che dopo magari piu’ di un colloquio non ti chiamino nemmeno per darti un feed-back. Questo si chiama rispetto per gli altri e professionalita’. O sbaglio?

    June 5th, 2007 at 21:45 pm — Scrivi la tua opinione

  7. francesca de fontaine dice:

    Purtroppo certe realtà sono molto più dure ed ostili di quanto traspare nel film.
    A proposito ho scritto un libro “Anatomia di una molestia con delitti” La protagonista arriva persino a vomitare sangue. Non potendone più spara per uccidere perchè come lei affermerà è stata solamente legittima difesa. Esiste anche la morte psicologica e lo stress provocato dal mobbing può portare sino alla morte.
    Francesca

    June 25th, 2007 at 10:26 am — Scrivi la tua opinione

  8. germi giuliani dice:

    ho letto il libro. E’ un libro crudo che putroppo rispecchia certe realtà lavorative in cui al capo è permesso tutto.Appunto la discrezionalità del capo è purtroppo molte volte abuso di potere. Un fatto significativo:la protagonista,(dopo che il capo le dice
    ‘cosa mi dai in cambio se ti faccio fare quel corso’.'no io voglio quella li’- indicando con il dito l’oggetto del suo contendere) cerca nell’ambito dell’azienda di difendersi, e purtroppo si scontra con una dura realtà: tutti quelli a cui si è rivolta, avevamo nell’ambito dell’azienda molestato a loro volta. C’è persino un rappresentante del personale che le ride in faccia dicendole “Ma dai, io sono stato a letto con tante colleghe. Sono cose che succedono” ma non disse che poi in azienda di lui si dicesse che a letto non valeva poi così tanto.Una cosa riscontrò la protagonista :- che tutte quelle che ci erano state avevano diversi gradi più di lei, avevano fatto carriera.

    July 9th, 2007 at 8:52 am — Scrivi la tua opinione

  9. corinne dice:

    Anch’io ho letto il libro ma non mi è piaciuto!
    Un saluto a tutti

    March 25th, 2008 at 16:06 pm — Scrivi la tua opinione

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