Dal tempo determinato al posto fisso

Friday 16 November 2007 @ 10:45 am

Il 2006 è passato in archivio con 2.313.000 lavoratori assunti con un contratto a tempo indeterminato; il dato è stato giustamente interpretato come estremamente positivo, ed il 2007 ne è stato la migliore conferma: su un totale di un milione e mezzo di lavoratori di nuovi dipendenti assunti a tempo indeterminato, il 35% proviene infatti da un contratto a termine, il 50% è al suo primo contratto mentre il 13% arriva da ex professionisti autonomi.

A beneficiare maggiormente di tutte le politiche occupazionali susseguitesi nell’ultimo decennio, iniziate nel 1996 con il cosiddetto “pacchetto Treu” e terminate per il momento nel 2003 con la Legge Biagi, sono giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni di età, le donne ed in generale le persone in possesso di titoli di studio alti. I contratti a tempo determinato sono più diffusi nell’italia centro-meridionale e nelle aziende di piccole e medie dimensioni, spesso operanti nel settore dei servizi e nel pubblico impiego; la durata media di tali rapporti lavorativi è di un anno, mentre la retribuzione - di 1037 euro al mese – è di circa 200 euro più bassa rispetto a quella corrisposta nei contratti a tempo indeterminato.

Con uno sguardo più ampio, si può osservare come i cinque anni che hanno dato il via al nuovo millennio hanno radicalmente cambiato il mercato del lavoro, visto che al giorno d’oggi soltanto il 36% dei lavoratori a tempo indeterminato era già assunto con tale modalità prima del 1990.

Il tempo determinato resta la prima modalità contrattuale per chi proviene dal lavoro non in regola, così come per chi arriva da un impiego autonomo; alla fine, un terzo dei lavoratori con contratto a termine entro un anno arriva a stabilizzare a titolo definitivo il proprio rapporto con l’azienda.

Articolo di Matteo Somaini
Tratto da http://www.lavoronews.it/

Friday 16 November 2007 @ 10:45 am | Permalink |

» 11 commenti a 'Dal tempo determinato al posto fisso'

  1. Antonio dice:

    Non metto in dubbio le cifre pubblicate, evidentemente la realtà in cui vivo è particolarmente sfortunata perchè non mi sembra di vedere tutte queste assunzioni a tempo indeterminato, anzi… Io ad esempio sto per iniziare il terzo anno da collaboratore e ugualmente a tutti i miei colleghi precari è stato proposto l’ennesimo anno a progetto.
    PS Da statistico mi permetto umilmente di dire che quando si danno delle cifre sarebbe opportuno rivelarne la fonte (mi riferisco al’autore dell’articolo).

    November 16th, 2007 at 14:06 pm — Scrivi la tua opinione

  2. Dany dice:

    Io in quanto individuo (e non impresa), mi sono sempre attribuita un pensiero piu’ filosofico che non calcolante, e cioe’ quel tipo di pensiero a lungo termine che genera immaginazione piu’ ricca, ideazioni piu’ ampie e motivazioni molto piu’ sentite.

    L’alternativa e’ rinunciare e adeguarsi, come prevede il pensiero calcolante (piu’ efficienza e produttivita’ con obiettivi a breve termine), e questo comporta da un lato quella condizione subdola di passivita’ mentre dall’altro, la mortificazione che innesca demotivazione e, alla fine, anche inefficienza, perche’ riprendendo uno scritto di T. Conran:
    “le persone il cui talento non e’ sfruttato, diventano presto disincantate e distruttive”.
    Sono convinta che nella vita si devono compiere determinate scelte ad ampio raggio soprattutto di tipo etico, per disporre in futuro di quella forza che si conquista per gradi grazie a maturazioni e arricchimenti, quello che certe aziende sembrano purtropo trascurare e’ proprio il capitale umano, costituito da uomini pensanti e non solo da delle macchine e numeri da far quadrare in tempi brevi con rendiconti trimestrali tenendo conto delle varie quotazioni della borsa.

    Buona vita!

    November 19th, 2007 at 15:18 pm — Scrivi la tua opinione

  3. Laura dice:

    Come mai, a fronte di tutti questi lavoratori assunti a tempo indeterminato, è boom di pignoramenti di case in Italia? Come sono stati raccolti quei dati?

    November 19th, 2007 at 15:45 pm — Scrivi la tua opinione

  4. Carlo dice:

    Ho letto con attenzione l’articolo e non ho commenti polemici da fare.Ci sono dati costruiti su realta’ e irrealta’, la fusione degli stessi certamente fornisce una visione di questo genere. Purtroppo mi trovo a casa dopo 6 mesi di esperienza in un’azienda, se cosi’ si puo’ chiamare, in cui avevo un ruolo dirigenziale, senza un contratto, con la piu’ ampia disponibilita’ ad accettare l’attesa di un contratto…mai una parola, mai una conferma…e come me ce ne sono molti di soggetti che hanno famiglia e che non amano chiacchierare ma i fatti..questo paese invece ti risponde che forse hai scritto male il tuo profilo, di rivedere la ricerca…..ma scusate il finale chi vale da un cv completo si vede consentendogli un colloquio, invece che nascondersi dietro ad una mail.
    ….forse sarebbe bene che coloro che i occupano di statistiche si orientino verso le persone non i dati…un abbraccio sincero a tutti e forza che troveremo tutti un contratto a tempo indeterminato o ritroveremo un lavoro come nel mio caso….lavoro dal 1983….

    November 20th, 2007 at 16:11 pm — Scrivi la tua opinione

  5. Gianfranco dice:

    Antonio, anche io precario da un anno ed a 52 anni di età, non vedo tutte queste assunzioni a tempo inderteminato dei miei colleghi più giovani. Quindi dubito fortemente delle statistiche. Anzi farei un appello a tutti coloro che sono stati assunti di farcelo sapere. Bocca al lupo a tutti.

    December 1st, 2007 at 15:57 pm — Scrivi la tua opinione

  6. Alessandro dice:

    Le statistiche come al solito sono fatte dalle famose rilevazioni ISTAT, effettuate come sempre da imprenditori che si vedono ricevere una risma di fogli da compilare “minuziosamente”. Si sa che la maggior parte delle dichiarazioni effettuate sono per costrizione da parte dello stato, e quindi, vi lascio immaginare con quale voglia vengono compilate. A parte questo, credo che l’unico modo di poter arginare questa tratta di schiavi (non è precariato)è di cominciare già da parte nostra a rifiutare posti di lavoro da 30gg o meno(cosa ci guadagnamo?). Poi lo stato dovrebbe fare il resto creando leggi apposite.

    Mi spiego: Se un lavoratore si adatta a lavorare x 30 giorni in un’Azienda, cosa avrà mai imparato?
    NIENTE; e per il datore di lavoro va bene, anzi benissimo.

    Se fosse costretto a tenere il dipendente per almeno sei mesi guadagneremmo:
    1 disoccupazione umana(intendo un po più alta)
    2 creazione di dipendenza per il datore; nel tempo ti ha formato un minimo e, se te ne vai, deve ricominciare da capo
    3 possibilità di tempo più ampia di ricercare un altro posto di lavoro(a fiuto ormai mi accorgo subito se il datore mi vuole prorogare il contratto oppure no)

    Cosa ne pensate?

    December 6th, 2007 at 11:18 am — Scrivi la tua opinione

  7. Roberta dice:

    Sono sei anni che lavoro, ne ho cambiati tanti alcuni per mia scelta altri perchè dopo tre mesi di solito se non servi più ti mandano a casa.
    Pensavo alla frase presente nel testo che dice: “di solito dopo un anno questi contratti si trasformano da determinati a indeterminati” mah non mi pare! tanti complimenti sul lavoro eseguito ….ma l’assunzione a tempo indeterminato non me l’hanno mai proposta! Nell’articolo aggiungere alla fine: ” fe avete una botta di c…………” e scusate il francesismo!

    December 6th, 2007 at 12:11 pm — Scrivi la tua opinione

  8. Erika dice:

    Ciao anche io sono 6 anni che lavoro ma di contratto a tempo indeterminato neanche l’ombra!!!!!!!!Queste statistiche a me mi fanno ridere e questo mondo mi fa schifo noi giovani non abbiamo futuro perche ci pensano i politici o chi per loro a smantellarcelo!
    Grazie ancora per renderci la vita ancora piu’ complicata di quello che non e’ gia’!!!

    December 6th, 2007 at 21:18 pm — Scrivi la tua opinione

  9. Antonio dice:

    Alessandro, le indagini sull’occupazione sono principalmente due: l’indagine trimestrale sulle forze di lavoro (Istat) e l’indagine annuale “Excelsior” sui fabbisogni occupazionali condotta da Unioncamere, e poichè per motivi di lavoro le conosco entrambe…lasciamo perdere che è meglio. La realtà è che il precariato aumenta, le persone si sentono sempre più instabili, insicure: ma qualcuno “in alto” se ne rende conto che così si va allo sfascio?

    December 7th, 2007 at 9:52 am — Scrivi la tua opinione

  10. Enzo dice:

    Ciao a tutti!

    Io credo invece che i dati riportati sull’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato siano reali, tuttavia nascondono una inquietante realtà che io stesso ho vissuto di persona e che questo dato statistico purtroppo non rivela.

    Sempre più aziende in Italia si stanno venendo a trovare sull’orlo del fallimento, per cui ancor prima che accada il peggio queste aziende cercano di attrarre a se i migliori candidati aggiudicandoseli con un contratto a tempo inderminato nella speranza di creare degli staff in grado di ribaltare la situazione.

    Ovviamente bisogna distiguere i singoli casi: vi sono Aziende che assumono a tempo indeterminato per questioni di policy aziendale e nel qual caso si tratta di grosse aziende che assumo personale giovane da formare, vi sono aziende che come ho scritto assumono a tempo inderminato perchè diversamente non riuscirebbero ad attrarre professionisti preparati, vi sono Aziende in forte crescita che preferiscono assumere a tempo determinato per prolungare al massimo il periodo di decisione finale.

    December 20th, 2007 at 11:13 am — Scrivi la tua opinione

  11. Ilaria dice:

    Non mi trovo nella posizione di poter smentire i numeri, ma posso parlare dell’esperienza mia e dei miei amici, colleghi coetanei che all’età di 25 anni circa, una laurea triennale (non per scelta mia ma per legge sono rientrata in questa sciaguratissima riforma!) ed un anno e mezzo di esperienza lavorativa in aziende più o meno grandi in qualità di stagista, si ritrovano a non capire cosa possono aver sbagliato durante il loro percorso universitario e post-universitario, per sentirsi dire che non è ancora ora per un contratto che dia una minima stabilità economica e conseguentemente psicologica.
    Il senso di frustrazione e di fallimento è costante quando ci si presenta ad un colloquio e ci si sente dire, anche un pò imbarazzati, “ah, ma lei ha la triennale…..”. Come si può far capire ai selezionatori che ad un quarto di secolo non si ha la necessità di non dover più chiedere la paghetta ai genitori o che meglio, questi non sono più in grado di mantenermi agli studi per altri 2 (?) anni di specialistica, per di più con la consapevolezza che in questi anni aggiuntivi non si acquisiranno competenze ma si studierà la stessa minestra riscaldata che c’è già stata propinata alla triennale con un ulteriore “condimento” di problemi burocratici vari ed eventuali?

    April 8th, 2008 at 17:56 pm — Scrivi la tua opinione

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