Clima in ufficio: come sopravvivere al lavoro con i «capi diabolici» e i «colleghi bastardi»

Tuesday 15 July 2008 @ 1:56 pm

I titoli non usano perifrasi, vanno dritti al problema subito in copertina: si parla di capi diabolici a cui sopravvivere, di testa a testa con boss bastardi. E c’è perfino il “metodo antistronzi” del serafico professor Robert I.Sutton, che, esauriti i consigli da leggere su carta stampata si esplica su un blog, disponibile anche in versione italiana ufficiale.
Nelle librerie, sugli scaffali di lavoro e management da qualche tempo imperversano i volumi che descrivono ambienti di lavoro difficili, capi ingiusti e nevrotici, colleghi invidiosi e malevoli. Si tratta perlopiù di titoli tradotti dall’inglese, spesso un po’ ingenui e approssimativi per chi è abituato a districarsi fra le raffinate tresche da corte medicea delle aziende nostrane, quindi non è un lettore di bocca buona.
Evidentemente, però, per questi temi d’importazione uno spazio di mercato nazionale c’è, se In Italia nascono addirittura collane ad hoc come la “Resistenza umana” di Guerini&Associati, e con potenzialità interattive, visto che l’editore si è dotato subito di unblog, lo slogan è da carosello vintage : “contro il logorio dell’ufficio moderno”, per raccogliere le esperienze e i commenti dei lettori. Altro terreno tutt’altro che inesplorato: la blogosfera è sovrappopolata di diari spontanei o professionali dedicati alla vita d’ufficio: a si va da “Pezzi d’ufficio” ai diari di settore come la comunicazione in Cosafaicopy, le Hr di Lamiacarriera.it o il callcenter di Fedora

Su Jobtalk, del resto, il tema che ha appassionato e scaldato di più la community, sia i “lurker”, ovvero i visitatori fedeli ma silenti e non avvezzi alla scrittura sia i visitatori dal commento facile e meditato, nelle ultime settimane è stato il clima in azienda. Il dibattito è partito da un post su chi sia, in generale, il primo responsabile del “meteo” tra le scrivanie: se i capi, con lo stile di leadership o i dipendenti e collaboratori con il loro modo di relazionarsi quotidiano tra colleghi e con il lavoro, e su quanto un buon ambiente influisca, a conti fatti, sui risultati dell’azienda.
Una risposta in merito c’è. Arriva, stavolta, dal Regno Unito, e da una ricerca di Hay Group, società di consulenza manageriale specializzata negli studi sulla leadership, spesso messi direttamente in rapporto con la performance. Vi si legge che quest’ultima, secondo 2800 capi d’azienda di tutti i settori, è determinata almeno per un terzo da un clima di lavoro positivo. Ma che il 59% degli uomini o donne al comando ammette la propria incapacità di stabilire un ambiente sereno e motivante. La cifra si divide tra un 43% di coloro che sono consci di non motivare abbastanza il proprio staff e un rimanente 16% che dichiara di riuscire, al massimo, a garantire un ambiente d lavoro “neutro”, non negativo ma nemmeno esaltante.
Il risultato è considerato dagli analisti di Hay con preoccupazione, soprattutto in un momento di congiuntura economica sfavorevole come quello attuale in cui, nota il responsabile del talent management di Hay nel Regno Unito Chris Watkin, “valorizzare al massimo la motivazione e l’iniziativa diventa cruciale”. In sterline, dicono i ricercatori, il problema costa 8.5 miliardi all’anno in termini di mancati profitti a solo settore dei servizi finanziari britannici. Se dunque sarà il mercato, alla fine della partita del business, a condannare e a rimuovere il boss “bastardo” e orientato a comandare la squadra dividendo e aizzando i giocatori, il segreto del capo abile nel creare un clima gradevole e motivante è usare non uno, ma più stili di leadership in combinazione tra loro e secondo la necessità.
Così dicono di fare, appunto, coloro che riescono a influire positivamente sulla vita del loro ufficio, ottenendo buone performance. Approccio collaborativo, affilliativo ovvero responsabilizzante e mediatore, ispirato al coaching, cioè basato sulla guida e l’ascolto e infine, uno stile visionario (innovativo-ispiratore), sono la combinazione scelta dal 70% dei bravi capi , contrapposti allo stile solo autoritario -direttivo e/o individualistico di quelli che ammettono, da soli, la propria inadeguatezza.
a cura di Rosanna Santonocito, www.job24.ilsole24ore.com

Tuesday 15 July 2008 @ 1:56 pm | Permalink |

» 9 commenti a 'Clima in ufficio: come sopravvivere al lavoro con i «capi diabolici» e i «colleghi bastardi»'

  1. vale dice:

    Partiamo dal presupposto che chi è bastardo sul lavoro ha nella vita personale dei problemi.

    I capi frustrati sono quelli che generalmente a casa non possono aprire bocca perchè hanno delle mogli iene che li sottomettono e se magari vi è capitato o capiterà di portare il caffè al capo o pulire il suo ufficio poco male…magari è la stessa sorte che spetta a lui il sabato mattino quando la moglie gli mette lo swiffer in mano e gli dice: pulisci…

    per i capi di una certa età invece bisogna portare pazienza poichè non si può insegnare un gioco nuovo ad un cane vecchio…

    insomma quando si ha a che fare con bastardi o simili il segreto è ricordarsi di avere 2 orecchie…nn vengono a casa nostra a mangiare…e poi niente è per sempre…

    July 17th, 2008 at 10:30 am — Scrivi la tua opinione

  2. luisa dice:

    BRAVA VALE HAI PROPRIO RAGIONE ….SUL LAVORO NON ESISTONO AMICI MA SOLO NEMICI E BISOGNA FREGARSENE PERCHE’ TANTO IL MESE VA E VIENE….
    CIAO

    July 17th, 2008 at 20:25 pm — Scrivi la tua opinione

  3. Zakarias dice:

    sinceramente mi chiedo una cosa:

    HO LETTO STATISTICHE CHE DICONO CHE 7 ITALIANI SU 10 SONO SCONTENTI DEL PROPRIO LAVORO: MA MESSI COSI COME POSSIAMO MIGLIORARE LA PRODUTTIVITA??????!!!

    LA SODDISFAZIONE SUL LAVORO E IMPORTANTE! E ANCHE UN BUON CLIMA CON I COLLEGHI!

    ma sarà solo utopia che si legge nei libri di gestione delle risorse umane?

    July 23rd, 2008 at 18:42 pm — Scrivi la tua opinione

  4. Paolo dice:

    La vera utopia purtroppo è pensare che esistanto capi, titolari o dirigenti che riescono a mantenere la loro posizione instaurando un clima positivo in ufficio. Ho 40 anni e lavoro dall’età di 18: ho imparato che se vuoi essere considerato dal padrone devi schiacciare il tuo sottoposto o anche solo il tuo collega - io non l’ho voluto fare, risultato hanno licenziato un mio collaboratore e hanno dato la colpa a me perchè per loro non ho l’attitudine al comando e il sottoposto non produceva. Ricordate: un capo ‘positivo’ non può appartenere alla categoria dei capi.
    Paolo

    July 30th, 2008 at 21:52 pm — Scrivi la tua opinione

  5. valentina dice:

    complimenti vale, questo è lo spiritoo giusto..la penso come te…..
    è anche vero però che anche se è utopia sarebbe bello trovare un buon posto di lavoro dove tra colleghi non ci si fa lo sgambetto ma si fa squadra ;)

    July 30th, 2008 at 22:05 pm — Scrivi la tua opinione

  6. giuliano dice:

    credo che sia più difficile sopportare i colleghi bastardi che i capi diabolici, perchè fra colleghi ci si dovrebbe aiutare, quindi la scorrettezza è meno accettata……..La cosa importante è farsi rispettare, sempre e comunque.

    August 5th, 2008 at 16:08 pm — Scrivi la tua opinione

  7. Peppe dice:

    PAOLO hai ragione: un capo ‘positivo’ non può appartenere alla categoria dei capi.

    Nel 2006, da libero professionista (tra precari, spesso ci definiamo tali), sono stato ingaggiato con un contratto a progetto. Date le mie capacità, per restare mi hanno mandato a controllare l’operato di un collega. Questi aveva ben capito il perché della mia presenza. Ne abbiamo parlato e sostenevo che il lavoro dava spazio a tutti. Lui ha frainteso ed ha remato contro. Mi sono confrontato con altri colleghi, finché la situazione fu: o io o lui. Mentre sostenevo la mia teoria, i colleghi stavano zitti, ed il capo comunque voleva una testa, non voleva guardare oltre. Quindi, sono stato usato per segare il collega. E’ stato giusto? Non so. So solo che il giorno prima i colleghi mi chiedevano conto e ragione di ciò che stavo facendo: “…è padre di famiglia anche lui, come te…”, il giorno dopo sono stato il “cazzuto” di turno, quello con le “palle” perché avevo curato gli interessi dell’azienda. Poi, non sono servito più e cosi mi hanno messo alle strette per andare via. Adesso so che quell’azienda non naviga in buone acque.

    August 7th, 2008 at 16:55 pm — Scrivi la tua opinione

  8. Renzo dice:

    Ciao ragazzi!!!

    Ho letto i vostri commenti e qui vorrei dire la mia.
    Ho 43 anni e mi sono trovato più volte nel ruolo del capo: alla autorità del comando ho sempre preferito l’autorevolezza consapevole del fatto che per essere autorevole devi prima di tutto dimostrare “sul campo” di essere preparato e di rappresentare una guida per i tuoi collaboratori; ebbene questa scelta mi ha sempre dato parecchie soddisfazioni ed ho sempre ottenuto dai miei collaboratori quel “di più” che penso in nessun modo si potrebbe mai ottenere!!!

    Dov’è sta però il problema?….perlomeno quello che ho visto io!!!…..il problema è che quando sei un capo stimato e fidato….i tuoi collaboratori vedono in te anche l’azienda….tendono ad associare all’azienda l’immagine positiva che stai dando di te…ed invece NO!!!….accade invece che l’azienda continua a perseguire le sue logiche….ed es. di riduzione costi, aumento dei carichi di lavoro, etc…che spesso finiscono per cozzare con le aspettative di queste persone che giustamente a fine anno vogliono vedere ripagati i loro sforzi…..anche se sono stati offerti senza alcuna coercizione!!!

    Ecco che allora il “capo autorevole” si trova di fronte ad un dilemma…..fino a che punto infatti è giusto gestire con uno stile manageriale che non è supportato dal resto della dirigenza aziendale?

    In nessuna delle aziende per cui ho lavorato posso dire che lo stile autorevole sia quello veramente in sintonia con tutto il resto….

    ….ecco con queste mie righe ho voluto solo mettere in evidenza un problema di fare il buon capo….perchè spesso si sente dire che è più semplice essere un capo autoritario se si vuol mascherare la propria incompetenza….ma in realtà non è solo così…….

    Aspetto qualche vostro commento…..

    August 8th, 2008 at 9:06 am — Scrivi la tua opinione

  9. Miky dice:

    Ciao, su questo argomento vorrei raccontarvi la mia storia nell’ultimo lavoro che sto completando in quanto mi lasciano a casa da fine agosto!!!
    Essendo interinale!
    Arrivo in questa azienda…azienda famosa grande e di un certo livello (non dico il nome per ovvi motivi ma sappiate che è un’azienda -che ha praticamente il monopolio - da cui tutti compriamo quando abbiamo figli) entro come interinale per tre mesi nell’ufficio commerciale (tre ragazze più io - accettando il quinto livello nonostante io sia quarto in quanto a detta l’azienda assume all’inizio tutti al quinto) dopo un paio di mesi arriva anche un’altra ragazza interinale per tre mesi(guarda caso però lavorara già qui nello stesso posto 4 anni prima e si era anche licenziata per sua spontanea volontà ma è stata richiamata dalla responsabile dell’ufficio) e cosi diventiamo 5 ragazze nello stesso ufficio (c’è lavoro sufficiente e più per 5 persone). Alla scadenza dei miei tre mesi mi rinnovano per altri tre dicendo che l’azienda era in chiusura dell’anno commerciale per cui non potevano effettuare assunzioni e quindi erano costretti a prolungarmi e se ne riparlava a settembre (io accetto in quanto HO BISOGNO di lavorare avendo figlio e mutuo da pagare ed essendo cmq fiduciosa)all’inizio di agosto scopro che l’altra ragazza è stata assunta (a me in questo periodo danno solo una settimana di ferie le mie colleghe invece se ne fanno tre, ma è normale in quanto io interinale - ora sono in ufficio da sola).
    I primi di agosto data l’assunzione della ragazza vado dalla responsabile a chiedere notizie sulla mia posizione e dopo tre giorni mi viene risposto che con fine agosto il contratto scade e loro non intendono ne assumermi ne prolungare il contratto (con motivazioni assurde inaccettabili e false che non sto qui ad elencare causate anche da una delle mie tre colleghe ritenuta incapace da tutti qui in az di lavorare ma la classica tipa che rimane in ufficio fino alle 20 di sera in quanto senza vita sociale e lekka…per farla breve! non vi dico i particolari ma è da mettersi le mani nei capelli!!!) eventualmente mi avrebbero richiamato per il probabile picco di lavoro il 15 settembre sempre come interinale.
    In questi giorni mi sono mossa e sto facendo alcuni colloqui…ed indivonite un po!!!
    La resposabile, a cui chiedo i permessi per poter fare questi colloqui, mi ha detto che sono poco professionale perchè dovrei fare le mie cose fuori dall’orario di lavoro - scusate ma io il primo settembre rimango a piedi e sto cercando di salvare capra e cavoli cercandomi in tempo utile un lavoro in sostituzione a questo….secondo voi sono poco professionale??????
    Tenete presente che in questa ultima settimana e mezzo rimango da sola in ufficio (e copro le assenze delle mie pseudo colleghe) e ho una marea di lavoro qui in uff per poi prendermela in quel posto…..BELLO VERO???

    August 22nd, 2008 at 11:05 am — Scrivi la tua opinione

» Scrivi la tua opinione

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>